Nonostante l’impegno della maggioranza in Consiglio Regionale per approvare la richiesta di referendum abrogativo della quota proporzionale nell’attuale legge elettorale entro la scadenza del 30 settembre tutto è da rifare.

Infatti la Corte di Cassazione ha chiesto alle regioni che hanno presentato domanda per il referendum di modificare il titolo che attualmente è “Abolizione del metodo proporzionale nell’attribuzione dei seggi in collegi plurinominali, nel sistema elettorale della Camera dei Deputati e nel Senato della Repubblica”. In particolare, si sottolinea essere necessaria l’integrazione integrale dei testi delle disposizioni di cui si chiede l’abrogazione. E per farlo c’è tempo fino all’8 novembre.

La proposta di referendum dovrà dunque tornare nell’aula del Consiglio regionale da dove era uscita con non poche proteste da parte delle opposizioni. E infatti il capogruppo Pd Domenico Revetti riaccende la polemica: «La Corte di Cassazione ha confermato tutte le questioni che avevamo sostenuto nei giorni assurdi delle continue convocazioni dell’Aula e ha inviato ai Consigli regionali interessati i propri rilievi, invitandoli a modificare i testi e, in particolare a integrare il quesito referendario con integrale trascrizione dei testi delle disposizioni di cui si chiede l’abrogazione, cioè di dettagliare il quesito che occupava ben diciassette pagine, quelle che componevano il “lenzuolo” che avevamo esposto. Avevamo ragione noi, ma, in quei giorni, il delirio di onnipotenza del centrodestra era impossibile da arginare. La delibera dovrà tornare in Consiglio regionale, impegnando sedute che dovrebbero, invece, essere dedicate a provvedimenti utili per i piemontesi».

Opinione condivisa anche da Marco Grimaldi: «La delibera, su cui la maggioranza ci ha inchiodato in Consiglio per quattro giorni e quattro serate, tornerà indietro: come abbiamo detto in tutte le salse, la delibera era sbagliata e doveva essere modificata. Siamo al 22 ottobre a oltre 5 mesi dalle elezioni la Lega in Piemonte non ha ancora prodotto nessuna legge: dovremo tornare in Aula per modificare una delibera che non serve al Piemonte e non ha niente a che vedere con i bisogni delle persone: e allora, cari leghisti, ritentate pure ma non sarete più fortunati».