“Lavoro e le nuove sfide del Welfare, tra reddito di inclusione e nuove forme di protezione sociale”. Di questo si discute nell’incontro organizzato in corso Grosseto 183 alla Festa de L’Unità. Sul palco Augusto Ferrari, assessore al Welfare e alle Politiche Sociali della Regione Piemonte, Graziella Rogolino della segreteria della Cgil, Marco Canta referente di “Alleanza contro la povertà Piemonte”, Elide Tisi, consigliera comunale Pd a Torino e Raffaele Gallo, presidente in Regione Piemonte della commissione Lavoro.

«In questi anni tanto è cambiato e tanto cambierà ancora anche sotto il punto di vista del Lavoro e degli strumenti di protezione sociale da attivare nel corso della vita delle persone, perché ognuno di noi possa costruirsi un futuro e non si senta solo nei momenti di difficoltà», spiega Raffaele Gallo.

Punto di partenza dell’iniziativa è il Reddito di Inclusione, proposto dal Pd, come evidenzia Gallo: «Il REI è un tassello di una riforma molto più ampia degli strumenti di protezione sociale che si devono mettere in campo nella società moderna e che deve essere guidata dal Partito Democratico».

Ma c’è bisogno di rivedere altre misure ammette l’esponente Dem: «Anche il welfare e gli strumenti di sostegno che ogni persona deve poter attivare nel corso della propria vita devono essere ripensati e innovati».

«A partire da chi oggi ha un lavoro autonomo o non a tempo indeterminato ai quali si devono garantire tutele e paracaduti nelle fasi transitorie della propria attività lavorativa o di passaggio da un lavoro a un altro».

Insomma, conclude Raffaele Gallo, «oggi il modello di società fordista non esiste più, e anche sul tema del welfare bisogna saper innovare».

Reddito di cittadinanza a Cinque Stelle o REI, dunque? Per Cgil e “Alleanza contro la povertà” senza alcun dubbio il Reddito di Inclusione, che poggerebbe su basi più solidi e al di là della propaganda. Quello che invece preoccupa la consigliera comunale Elide Tisi è la riduzione di spesa sul welfare a Torino, tagli apportati dall’amministrazione Appendino.

Nel suo intervento Graziella Rogolino CGIL, fa autocritica, ammettendo che all’inizio si è pensato che la povertà fosse un po’ esterna al popolo di lavoratori che facevano capo alla Cgil. «Ci siamo resi conto che ci sono diversi tipi di povertà: la situazione di povertà può essere anche improvvisa perché non puoi far fronte a una spesa inaspettata perché hai solo i soldi per mangiare e sopravvivere. Il rei ha la bontà di costruire il percorso di vita di una famiglia».

Secondo Rogolino: «Mancano nei centri per l’impiego specialisti che aiutino le persone a ricollocarsi migliorando la propria posizione reddituale e professionale. È un problema anche legislativo. Il Rei ha queste caratteristiche. Il reddito di cittadinanza dei Cinque stelle invece mi è poco chiaro. Non si capisce bene se ci sia differenza tra ciò che già abbiamo o se sia un reddito di inoccupazione. Ma questo tipo di attività che funziona bene in Finlandia in Italia non funziona».

«Questo se si parla di povertà assoluta – ha continuato – Se si parla di povertà relativa italiana il discorso cambia. Perché ci sono molte persone che non possono far fronte alle emergenze. Anziani, giovani e donne sole. Dobbiamo far cambiare i centri per l’impiego perché spesso la domanda e l’offerta di lavoro non si incontrano».

Per Elide Tisi: «ci trovavamo in Piemonte con misure in capo ai comuni a macchia di leopardo. Credo che il Rei sia stato un cambiamento epocale perché come alleato i Comuni avevamo lo stato italiano. All’inizio era nato per contrastare le povertà minorili e infantili. In una prima fase il rei era rivolto alle famiglie con figli. Da luglio rivolto anche a chi non ha figli ma che è in situazione di necessità.

«Il Comune di Torino – ha aggiunto Tisi – ha ricevuto molte risorse per creare l’infrastrutturazione di servizi che vadano in qs direzione. E ha ricevuto anche risorse per chi vive in strada. Per chi vive in povertà assoluta. Oggi i Comuni che oltre alle risorse del welfare hanno quelle per il rei non devono fare passi indietro. Il comune di Torino ha invece contratto le risorse sul welfare con l’arrivo delle altre. E questo va contrastato». Marco Canta si dice «soddisfatto dell’erogazione di misure a sostegno delle persone che sono momentaneamente in difficoltà». Inoltre chiede alla Regione Piemonte e ai politici di continuare a lavorare insieme.

A concludere Gallo sulle nuove povertà: «Non ci sono soluzioni semplici a problemi complessi. Anche la classe media può scivolare nella povertà relativa e come governo e PD è stata data una risposta monetaria e ricollocativa. Come Regione abbiamo chiuso la questione della trasformazione dei centri per l’impiego prima della pausa estiva, ora deve partire l’assegnazione e l’attuazione delle risorse nel welfare».

Spiega Augusto Ferrari: «Abbiamo individuato nello strumento del REI finalmente uno strumento definitivo e finanziato. Una vera e propria svolta. Un’opportunità per ripensare l’organizzazione stessa di Welfare. In Piemonte, ad esempio, abbiamo ridefinito gli ambiti territoriali in 30 distretti della coesione sociale per fare in modo che tutte le politiche di coesione potessero meglio integrarsi. Abbiamo inoltre costruito uno strumento di governance chiamata “rete regionale per l’inclusione sociale”che vede la partecipazione di diversi attori, da quelli istituzionali come la regione e l’Anci al coordinamento Enti gestori politiche aziendali, ai sindacati e rappresentanti enti del terzo settore».

In conclusione l’assessore Ferrari aggiunge che: «Il Piemonte è l’unica regione in Italia, in questo momento, ad aver approvato formalmente il “Piano regionale di contrasto alla povertà”, frutto di un lavoro partito a dicembre 2017 che ha visto già un impegno pari a 18 milioni di euro.  Nuove risorse arriveranno per il 2019-2020, ma attendiamo di sapere dall’attuale governo se intenda o meno confermare questo indirizzo  e le ripartizioni di risorse regione per Regione».