di Diego Novelli

Ma allora è vero che Matteo Renzi sta manifestando intenzioni autoritarie nell’esercizio della politica che vanno oltre gli steccati fissati in modo chiaro dalla Costituzione italiana in un regime democratico?
Lo scrive oggi (3 agosto) su La Repubblica Ilvo Diamanti, il quale parla senza perifrasi di post democrazia fondata sul premier. L’illustre sociologo della politica cita una lunga serie di comportamenti del segretario nazionale del Pd che dovrebbero far riflettere tutti.
Il suo scarso interesse per il Parlamento (l’assemblea che rappresenta e decide per conto di tutti i cittadini); il suo modo di considerare le organizzazioni sindacali, così dicasi per gli enti locali, in primo luogo i sindaci (principali protagonisti della democrazia rappresentativa), evidenziano una sua vocazione piuttosto sbrigativa per un modello di repubblica presidenziale.
Alcuni suoi inquietanti messaggi sono sempre rivolti agli italiani, «saltando – scrive Diamanti – mediazioni e mediatori, i partiti compreso il proprio».
Il Pd tradotto e trasformato in Pdr, il Partito Democratico di Renzi. O più semplicemente nel Pdr, il Partito di Renzi. «Un post partito – scrive sempre Diamanti – veicolo e portabandiera del Pdr. La post democrazia di Renzi».
Di fronte a queste affermazioni il primo dovere di chi occupa la responsabilità di guidare il più grande partito nazionale e quella di presidente del Consiglio dei Ministri, è di avere l’obbligo morale e politico di rispondere, controbattendo oppure confermando. Perché la loquela di Renzi su questa primaria questione si inceppa?
Post Scriptum: per favore, professore Diamanti, l’addizione di “capo di governo” da lei usata nel citato articolo se non mi tradisce la memoria è andata un uso nel nostro Paese con l’avvento di Mussolini. Dall’Unità d’Italia (1861) sino all’Era fascista si usava dire correttamente “presidente del Consiglio”, poiché il Primo Ministro è una figurata inter parents rispetto agli altri membri del Gabinetto avendo la responsabilità del coordinamento dei lavori. Renzi ha già cambiato di fatto le usanze e regole?
Come nell’Aida del sommo Giuseppe Verdi di fronte alle precise costatazioni di Ilvio Diamanti cantiamo tutti in coro: “RADAMES DISCOLPATI”.