Sono giorni frenetici quelli di fine settembre del 2014, quando una mossa inaspettata del presidente della Fondazione per il Libro Rolando Picchioni rischia di mettere in repentaglio il sodalizio tra Salone del Libro e Lingotto.

Già, perché Picchioni d’accordo con il re dei concerti Giulio Muttoni accetta di fare un sopralluogo al PalaAlpitour con l’ipotesi di trovare una location alternativa per la nuova edizione del Salone.

Una notizia che rimbalza sulle pagine dei giornali e arriva fino all’allora sindaco di Torino Piero Fassino e alle istituzioni. Abbastanza per far sobbalzare tutti nel timore di rompere quel connubio tra Lingotto, e la società che ne gestisce gli eventi, la francese Gl Events, e Salone del Libro che porta Fassino a gridare «Se questi qui lasciano Torino che cazzo facciamo?».

Picchioni per placare gli animi definirà “impraticabile” l’ipotesi del PalaAlpitour, fatta sua detta solo per provare a strappare un prezzo migliore a Gl Events. In realtà, i contatti con Muttoni continueranno segretamente, mentre il cda della Fondazione imporrà l’obbligo categorico del Lingotto come “unica sede possibile”.

E per fare in modo che non ci fosse alcun fraintendimento sarebbe stato creato un bando ad hoc, tanto che la Procura di Torino ipotizza la turbativa d’asta proprio in riferimento all’aggiudicamento per l’edizione 2015 e seguenti.

Infatti, secondo quanto ricostruito degli inquirenti, mentre per l’edizione 2015 si sarebbero appellati a motivi di urgenza per assegnare direttamente il Salone a Gl Events, per il 2016-2018 sarebbe stato creato un bando mirato. Con buona pace di qualunque altro programma, e anche dei conti del Salone, visto la richiesta di oltre un milione di euro per la kermesse al Lingotto.