Chiara Appendino ha scelto un video sul suo profilo Facebook per rispondere all’accusa di aver speso di più lei con il suo staff che il precedente inquilino di Palazzo di Città, Piero Fassino.

L’occasione di difendersi la sindaca l’avuta dopo che Francesco Tresso, capogruppo in consiglio comunale della Lista civica “Per Torino”, ha presentato un’interpellanza, di cui si parlerà lunedì prossimo in Sala Rossa, sulla vicenda.

Dubbi quelli di Tresso che in verità erano venuti anche al nostro quotidiano, che aveva dedicato diversi articoli sull’argomento tempo fa (LEGGI QUI)

Secondo l’opposizione, che ha fatto un accesso agli atti, per la sindaca e per gli undici assessori lavorerebbero circa 300 persone. 286, nel primo anno 286, più una ventina di staffisti esterni. Non ci sarebbe stato nessun taglio, come promesso in campagna elettorale (almeno il 30%) e nessuno fondo per i giovani disoccupati in cui dovevano confluire i soldi risparmiati con meno portaborse a servizio.

In sostanza per le minoranze gli staff Appendino costerebbe ben 1,5 milioni in più di quanto costava gli staff Fassino.

Questa, come detto l’accusa. La sindaca ha passato l’intero pomeriggio a rileggersi le carte, per poi presentarsi davanti alla telecamera e rispondere.

«La giunta Fassino 2011-2016 ha speso 16 milioni e 118 mila euro. Avevo promesso un taglio del 30% e quindi con la mia giunta dovevamo arrivare ad 11 milioni e 282 mila euro – sostiene Appendino – invece chiuderò il mio mandato avendo spesso per gli staff 9 milioni 747 mila euro».

Un risparmio superiore quindi. «E di questo sono molto orgogliosa». Ma come è stato possibile? «Abbiamo fatto una scelta che rivendico: abbiamo usato le risorse interne. Io ad esempio oggi ho uno staff costituito da due persone che sono full time esterne e poi abbiamo una persona interna che è il mio capoufficio stampa. Ed è la prima volta nella storia del Comune che il capoufficio stampa è una persona interna». In realtà già con la giunta Valentino Castellani era così. Ma andiamo avanti.

«Anche gli assessori hanno persone esterne di fiducia, ma a ciascuno è stato chiesto di valorizzare le risorse che c’erano già». E così: «Meno persone da fuori e più dal Comune».

Dunque sono sbagliati i numeri in mano all’opposizione e ai giornalisti?

«Mi sono presa del tempo per capire, perché non riuscivo a comprendere quel milione e mezzo in più. Ma invece di mettermi in difficoltà la gaffe l’hanno fatta loro. Hanno esattamente non compreso come funziona il calcolo degli staff. Per arrivare a quel milione e mezzo, oltre a considerare uno spreco l’utilizzo delle risorse interne, hanno preso tutte le persone che lavorano per il gabinetto del sindaco e le hanno considerate staff. Ma dovete sapere che il gabinetto del sindaco non è di proprietà di Chiara Appendino e non fiduciario di Chiara Appendino. Ci sono tantissime persone che lavorano per la Città non per Chiara Appendino».

«Effettivamente ho riorganizzato, a differenza del mio predecessore, questo gabinetto, e ci sono più persone che ci lavorano, circa 50 persone in più. Ma non sono risorse di Chiara Appendino». «Così – continua Appendino –  non hanno compreso e strumentalizzano il fatto che abbiamo deciso di valorizzare le risorse interne e questo è ci ha fatto risparmiare; hanno considerato lo staff del gabinetto come staff del sindaco e questo è un grosso errore.  O sono in cattiva fede o non sanno come funziona una Città. Ma li ringrazio perché mi hanno permesso di dire che abbiamo risparmiato di più di quanto previsto e che sì è vero non abbiamo creato il fondo, ma perché ci siamo ritrovati con una situazione di bilancio disastrosa e non potevamo andare in pre-dissesto. Ma sono certa che entro fine anno riusciremo a costituire quel fondo che diventerà eredità per chi verrà dopo di noi».

Lunedì in Sala Rossa la replica all’interpellanza di Tresso che, conclude Appendino «è stata firmata da chi non ha detto nulla quando io sollevai la questione, ad esempio, degli 180 mila per il portavoce di Fassino. Oggi, faccio un esempio, il mio portavoce, che è anche capoufficio, è ben lontano da quella cifra».

La tabella allegata all’interpellanza di Francesco Tresso