Quando nel 2009 è iniziato Modern Family l’ho ignorato.

Lo stile finto documentario non mi ispirava particolarmente, oltre al fatto che non ero ancora così fissata con le serie TV. Poi un’estate di alcuni anni fa, durante lunghe piogge e mentre le serie che guardavo erano in pausa estiva mi sono detta “diamole una possibilità”.

Da quel giorno non mi sono persa neanche una puntata, ridendo e passando ogni volta venti minuti di divertimento. Nonostante il falso documentario.

Sì, perché il preconcetto di uno stile narrativo che non è minimamente nelle mie corde è stato abbattuto e travolto dalla famiglia Pritchett che è entrata nella mia stanza come un uragano.

Adesso siamo arrivati alla decima stagione, aspettiamo l’undicesima che sarà l’ultima e loro sono ancora lì. A farci ridere. Ma non solo.

Si, perché la loro è una famiglia moderna. In barba a tutti gli esaltatori della famiglia tradizionale. Sì, perché questa famiglia non ha nulla di tradizionale pur essendolo in pieno.

Provo a spiegarmi. Ogni nucleo familiare che compone questa sit-com non ha nulla di tradizionale, eccezion fatta (forse) per la famiglia di Claire e Phil Dunphy : mamma-papà-figlia-figlia-figlio. Tutti gli altri sono famiglie che qualcuno definirebbe “atipiche”, con il capofamiglia Jay Pritchett che si risposta con la teutonica Gloria, colombiana madre di un figlio già grande e che avrà un secondo figlio dal Jay. C’è poi Mitchell, figlio di Jay,fratello di Claire e sposato con Cam e padre adottivo della piccola vietnamita Lily. Secondo i canoni di molti questa famiglia non ha nulla di tradizionale. Anzi.

Secondo i canoni di chi invece intende la famiglia come un nucleo che si basa su amore, affetto, stima, supporto e sostegno reciproco questa famiglia è la più tradizionale che esista.

Perché nessuno dei protagonisti sembra star bene con il suo compagno. Hanno tutti caratteri diametralmente opposti. Sono pieni di problemi non risolti con le famiglie d’origine che trascinano in quelle che formano. Ognuno di loro ha le sue culture, le sue tradizioni e le sue caratteristiche che inevitabilmente cerca di trasmettere ai propri figli. Scontrandosi delle volte con il compagno.

Ma la tradizionale modernità di questa famiglia è data dal fatto che questi disaccordi, queste divergenze vengono appianate con qualcosa che appare così lontano a molti : mediando i loro conflitti. Trovano un punto di incontro, una mediazione, appunto, che permetta di vivere in armonia.

Jay Pritchett è un uomo tutto d’un pezzo. Legato ai valori americani, padre importante (sia fisicamente che mentalmente). Eppure va in pensione cedendo la sua azienda alla figlia. Eppure accoglie il figlio di Gloria vivendolo come suo quarto figlio, di fatto. Eppure festeggia le nozze del figlio gay ignorandone poi la figlia esattamente come fa con gli altri: mantiene la maschera di uomo irreprensibile con tutti, indifferentemente. Salvo poi essere nonno orso che protegge tutti.

Jay Pritchett è un uomo duro, all’apparenza. Che non dice ti voglio bene ai figli, ma li guarda negli occhi e dice solo lo so.

E io in quel lo so trovo la manifestazione della più bella idea di famiglia tradizionale che riesca a immaginare.

Non è necessario esprimere a parole il proprio affetto. È cosa fai a dimostrare quanto tu sia in grado di amare qualcuno. La famiglia, quella tradizionale, quella da manuale, è questo.

Perché se la famiglia è il primo luogo dove ognuno di noi entra in contatto con il mondo e dalle relazioni che vive e sperimenta qui dipenderà buona parte della persona che andrà a vivere nel mondo, allora ben vengano quei luoghi multi etnici e pluri colorati dove a il vero padre padrone è il divertimento. È la punizione mai punitiva. È l’autorevolezza mai autoritaria. È la libertà mai trascurante.

Ben venga, allora, crescere in mezzo al casino di una Modern Family. Dove le differenze sono il punto di forza, dove le divergenze vengono appianate. Dove non riesci a dire che vuoi bene a tuo cognato, ma lasci prepari il tacchino del ringraziamento con te.

Sono molti i fattori che concorrono alla formazione di ognuno di noi. Il nostro patrimonio genetico, le nostre inclinazioni, l’ambiente dove cresciamo, quello dove ci formiamo e quello che scegliamo come nostro ambiente. Sono diverse le scuole di pensiero, alcuni ritengono più importante un aspetto rispetto a un altro. Per alcuni la biologia batte l’educazione, per altri è vero il contrario.

Non voglio insegnarvi cosa sia giusto e cosa sia sbagliato. Voglio però lasciarvi con una mia impressione. Sono davvero convinta che la sola chiave della buona riuscita di una famiglia di un individuo di una società di una collaborazione, sia il rispetto. Il rispetto delle diversità e dei difetti degli altri.

Solo quando si è in grado di riconoscere la bellezza dei diversi colori di un arcobaleno si può ammirarne l’intero splendore. E solo conoscendo ogni colore e dando a ogni colore una sua dignità, dandogli la possibilità di stare tutti sulla stessa tavolozza si può dipingere il più bello dei quadri.