Del lungo e sanguinoso dramma del Venezuela non è difficile trovare notizie, spesso, però, rabberciate ed ideologicamente orientate. Per districare ciò che sta avvenendo in quel martoriato Paese, possono essere utili alcuni dati verificabili, ma non sempre facilmente rinvenibili, onde fondare una valutazione meno approssimativa e pregiudiziale per sé e, ciò che qui molto intessa, sul comportamento della chiesa in una tragedia che sempre più assume caratteri emblematici.

  •  Il sottosuolo venezuelano è tra i più ricchi del mondo per varietà e quantità di minerali pregiati, tra cui spiccano l’oro giallo, l’oro azzurro (il coltan, oggi fondamentale per l’industria elettronica) e l’oro nero dalle enormi riserve.
  • Una ricchezza da sempre condivisa in Patria tra le classi dominanti: politiche, economiche e finanziarie, della quale sul popolo non cadevano che poche lacrime; e sommamente ambita dai Paesi industrializzati, in primis dal potente vicino del Nord
  • In questo contesto di depredazione ed oppressione è nata la rivoluzione chavista: una visione composita di società socialista, cristiana e bolivariana messa in atto dal colonnello Hugo Chàvez, prima con un colpo di stato fallito e scontato in carcere, poi con libere elezioni. Un progetto mirante a restituite al popolo i suoi beni ed al Venezuela, e non solo, l’indipendenza dalla sempre incombente potenza nordamericana.
  • Il petrolio fu la piattaforma su cui Chàvez poté avviare il suo duplice progetto: riforma sociale interna e costituzione d’un’alleanza economica ed indipendentista tra Paesi latinoamericani.

Lo stesso petrolio, però, caratterizzato da un mercato instabile, cominciò a creare serie difficoltà alla rivoluzione bolivariana ancora vivente chi l’aveva concepita, dimentico di sviluppare forme di produzione alternative all’oro nero, inaffidabile se lasciato in solitudine.

  • Con Nicolàs Maduro la lunga crisi petrolifera, le sanzioni soffocanti ogni rapporto con l’estero e l’accaparramento da parte di potenti privati di beni essenziali per venderli sul mercato nero, hanno generato una pesante crisi sofferta in particolare dai ceti meno abbienti.
  •  E’ falso che Maduro, pur nelle pesanti ristrettezze del momento, sia privo di consistente consenso popolare. Manifestazioni e votazioni ne sono la prova. Brogli? Anche la votazione che ha consegnato il Parlamento all’opposizione?
  • Il presidente venezuelano ha più volte rivolto all’opposizione l’invito al dialogo, ha chiesto a voce e per scritto l’aiuto e la mediazione di Francesco. Ancora in un’interista all’Associated Press il 18-02-2019, dichiarava: “Io sono pronto per un dialogo in cui ci siano tutti i partiti politici dell’opposizione. Auspico un dialogo che vada avanti e non continuino a sentirsi i tamburi dell’invasione”. Per le più disparate ragioni però, ora l’uno ora l’altro dei partiti all’opposizione, maggioritari in parlamento, si sono sempre sottratti all’invito, continuando ad organizzare manifestazioni assai spesso sanguinose.
  • E’ innegabile che il duro confronto abbia ragioni che travalicano i confini del Paese. La rivoluzione di Chàvez fu da subito fortemente osteggiata sia sotto l’aspetto politico che socio-economico. Oggi il fatto che un giovane sconosciuto possa autoproclami presidente ad interim ed essere tosto riconosciuto dagli USA col seguito di Paesi latinoamericani ed europei, qualche sospetto lo fa nascere. Che, poi, si accumulino alle frontiere aiuti umanitari senza accordo col governo in carica ed al contempo si mantengano le sanzioni che da anni colpiscono il Paese, inducono a tramutare il sospetto in certezza che un progetto eversivo sia in corso.
  • Induzione rafforzata da parole inequivocabili di figure più che eccellenti. Trump, discorso all’ONU, 19-09-2017: “La situazione è completamente inaccettabile e noi non posiamo stare a guardare”. “Siamo pronti ad intraprendere altre azioni”. “Chiediamo la piena restaurazione della democrazia e delle libertà politiche”. Discorso ai venezuelani a Miami, 18-02.2019: “Gli USA sono orgogliosi di essere stati i primi a riconoscere Juan Guaidò presidente ad interim del Venezuela”. “I giorni del socialismo e del comunismo sono contati non solo in Venezuela, ma anche in Nicaragua e Cuba”. “Noi cerchiamo una transizione pacifica del potere, ma tutte le azioni sono aperte”.”Maduro è una marionetta di Cuba”.

Jhon Bolton, Consigliere per la sicurezza nazionale: “Farebbe una grande differenza per gli USA se le nostre imprese petrolifere potessero partecipare agli investimenti e alla produzione del petrolio venezuelano”. Mike Pompeo, Segretario di Stato USA, 24-02-2018: “Sono certo che grazie ai venezuelani i giorni di Maduro sono contati” Mike Pence, Vicepresidente USA:25.02. 2019:Gli USA stanno per annunciare altre più gravi sanzioni.

Il sette febbraio scorso: Uruguay e Messico hanno presentato un piano per superare pacificamente la crisi in corso: il cosiddetto Meccanismo di Montevideo, suddiviso in quattro momenti operativi: dialogo immediato, negoziazione, compromessi, attuazione. L’Ansa ha dato notizia che Maduro accetta la proposta. Juan Guaidò, in visita in Paesi dell’area, ha dichiarato di rifiutarla “se il proposito è mantenere al potere” Maduro, avvertendo i militari che non saranno amnistiati se non si consegnano tosto al nuovo, il suo, governo.

L’ultima conferma che Guaidò non sia che la controfigura della presenza e dell’azione degli USA in Venezuela, sono ancora le parole del Vicepresidente Pence per il rientro a Caracas, il passato quattro marzo, del cosiddetto presidente ad interim: “Il rientro sicuro di Juan Guaidò in Venezuela è della massima importanza per gli USA. Qualsiasi minaccia, violenza ed intimidazione non sarà tollerata ed avrà una risposta rapida”.

(continua)

Scritto da Vittorino Merinas