Sarà un Primo Maggio particolare quello di domani. Come ogni anno, noi del SILP CGIL, saremo al fianco di tutti i lavoratori, a condividere le ragioni di una celebrazione che per noi poliziotte e poliziotti avrà un sapore amaro, quello dell’ennesimo suicidio. Un ultimo terribile atto di violenza di un collega che ieri, a Ragusa, prima ha tolto la vita alla sua consorte, e poi a se stesso, lasciando sole due piccole figlie. Aveva lavorato qui, a Susa, qualche anno fa.

Si tratta del diciassettesimo caso tra le nostre forze di polizia. Un fenomeno, quello dei suicidi tra le forze di polizia, che non possiamo più lasciar passare nel silenzio. Un tasso di suicidi che, per quanto riguarda i poliziotti è doppio rispetto alla popolazione italiana. E’ il segno di un malessere tangibile, sotto gli occhi di tutti. Ne avevamo parlato di recente, proprio su queste pagine. I dati e le modalità sono impressionanti, lasciano attoniti, in particolare le nostre lavoratrici, i nostri lavoratori e le famiglie.

Sarà un Primo Maggio diverso quello di domani perché noi, poliziotte e poliziotti democratici, sfileremo con le bandiere del SILP CGIL listate a lutto, a ricordare ognuna delle vittime di questa strage che non si vuole affrontare e risolvere. Sarà un primo maggio del lavoro e di protesta silenziosa e dignitosa, un primo maggio particolare, che metterà i nostri vertici e i torinesi davanti all’espressione di un disagio che chiede ascolto ed elaborazione. Non possiamo ammettere ulteriori sottovalutazioni, non possiamo accettare che non si tenga conto dei rischi della nostra professione.

A Firenze, all’indomani del drammatico suicidio del giovane collega Nazareno Giusti, di soli 29 anni, il nostro Segretario Generale del capoluogo toscano, Antonio Giordano, ha preteso dal medico del Corpo di essere sottoposto, lui stesso a sorveglianza sanitaria. Una protesta silenziosa e dignitosa, non data in pasto ai media, non esibita per mera propagandata, ma una protesta sentita, profonda.

Un atto di fraterna vicinanza verso un collega con il quale si è condiviso un percorso professionale, soprattutto umano, perché non si può perdere la vita in questo modo, ma non si può neanche perdere un compagno di lavoro senza sentirne la sofferenza, senza patire quei graffi nell’anima che un gesto così forte procura ad ognuno di noi.

Antonio ha consegnato pistola e tesserino per sottoporsi agli effetti del famigerato art. 48 del D.P.R. n. 782 del 1985, il quale prevede il ritiro dell’arma e del tesserino per rivalutare la persistenza dei requisiti psicofisici previsti per il delicato servizio di polizia che si richiede ad ognuno di noi. Spontaneamente, ma soprattutto coraggiosamente, ha scelto di sospendersi dal servizio, colpito da quanto accaduto, colpito dalla mancanza di iniziativa e dall’assenza di protocolli certi e di strumenti efficaci per fronteggiare il malessere che colpisce i poliziotti più di altre categorie di lavoratori.

Sarà anche l’occasione per manifestare vicinanza e completa condivisione con il coraggio e l’impegno di Antonio Giordano in favore di tutte le lavoratrici e i lavoratori di tutte le forze di polizia.

Pretendiamo che si mettano in campo risorse efficaci per contrastare il fenomeno dei suicidi in polizia e che si dichiari l’effettiva priorità del problema a livello ministeriale. Se i politici non disdegnano di indossare la nostra uniforme, si prendano carico anche dei nostri problemi, della drammaticità della nostra esistenza professionale, delle professioni di aiuto qual è la nostra, insieme ai vigili del fuoco, penitenziari, operatori della sanità, della scuola, ecc.

La nostra è una delle professioni in cui la componente stressogena ha maggiore impatto. Si opera in condizioni difficili, costantemente in emergenza, secondo modelli organizzativi superati, con esposizione a situazioni fortemente traumatiche come azioni violente, sofferenza umana, forte tensione sociale e super impiego. Troppo spesso l’innesco tra eventuali problemi in famiglia ed eventi traumatici di servizio diventa una miscela pericolosa, a volte letale.

Saremo nel corteo di domani, unica organizzazione sindacale di polizia insieme a tutte le lavoratrici, ai lavoratori e ai torinesi, per la dignità del lavoro, per le nostre colleghe e i nostri colleghi che ci hanno lasciato tragicamente, per le loro famiglie. Chi vorrà condividere le ragioni della nostra sofferenza e della protesta, potrà percorrere con noi questo percorso di dignità del Primo Maggio.

 

*Nicola Rossiello, Segretario Generale del SILP CGIL Piemonte