La piazza del 1 maggio ha sempre dato cittadinanza a tante battaglie, ma soprattutto ha dato e deve continuare a dare cittadinanza a tutto il mondo del lavoro e alle sue rivendicazioni.

Noi ci saremo per chiedere una legge sulla riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario, un Green New Deal che crei occupazione investendo sulla riconversione, un’attenzione ai tanti giovani che lasciano il Paese per assenza di opportunità.

Il 1 maggio 1919 nasceva L’Ordine Nuovo, rivista fondata da Gramsci, Togliatti, Tasca e Terracini. Sul primo numero Gramsci scrisse: «Istruitevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra intelligenza. Agitatevi, perché avremo bisogno di tutto il nostro entusiasmo. Organizzatevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra forza».

Un insegnamento, una strada tracciata, un riferimento politico e culturale per generazioni. La storia del sindacato ci racconta che il mondo del lavoro non si deve dividere, ma unire.

Torino è un’area di crisi, e abbiamo anche assistito a tanti fallimenti e licenziamenti collettivi figli soprattutto di mala gestione, delocalizzazioni e scelte sbagliate di mercato: Agrati, Embraco, Comital, IFI, Pernigotti.
Licenziamenti illegittimi con motivi spesso pretestuosi: Mussa & Graziano, Vodafone, Italia On Line, il caso del signor Minutiello.

Siamo sempre stati dalla parte dei lavoratori e delle lavoratrici e in molti casi la protesta ha smosso le acque.

Abbiamo sostenuto la battaglia dei fattorini contro i colossi della gig economy, mentre il ministro Di Maio giocava con la dignità di questi lavoratori. C’è una nostra legge votata dalla Regione Piemonte e sostenuta da altre regioni che giace in Parlamento. Il mondo del lavoro non ha bisogno di mance e tweet di sostegno.

 

Scritto da Marco Grimaldi, consigliere regionale LUVconsigliere regionale Piemonte LEU