Con la consegna, sabato scorso, dei programmi politici e delle firme a sostegno delle candidature si è aperta ufficialmente la corsa alla segreteria regionale del Partito Democratico che si concluderà con le primarie, aperte non solo agli iscritti, ma anche a tutti gli elettori e ai simpatizzanti, che si terranno in tutto il Piemonte domenica 16 dicembre.

Nei prossimi giorni in tutti i circoli del Pd si svolgeranno assemblee in cui i tre candidati, il senatore torinese Mauro Marino, la consigliera comunale di Torino Monica Canalis, il biellese Paolo Furia andranno a spiegare ai militanti del Pd le loro idee per il partito e per il Piemonte.

Abbiamo sentito Marino per capire con lui cosa si aspetta da questo appuntamento.

Cosa andrà a dire ai vostri iscritti senatore Marino?

Che il verbo amare è l’unica arma che abbiamo per sconfiggere l’odio che sta ammorbando il nostro tempo, che sta permeando ogni fase della nostra vita, ad incominciare dalla politica.

Per un politico di grande esperienza come lei, che si è sempre occupato di bilanci, di finanze e di banche, che è noto per il suo stile sabaudo, è sorprendente come inizio

Se vogliamo proseguire il lavoro di risanamento e di rilancio della Regione portato avanti in questi anni da Sergio Chiamparino noi dobbiamo dare prova di amare il Piemonte, di volere il meglio per i piemontesi tutti. Dobbiamo dedicare tutte le nostre energie per la sua crescita, per diminuire le ingiustizie sociali, per estendere i diritti, per creare opportunità di sviluppo, innanzitutto con e per i giovani.

Mi darà atto però che amare il PD oggi risulta particolarmente complicato

Lo comprendo, ma è il punto dal quale dobbiamo ripartire. Per me il Partito Democratico è stato il naturale approdo di un percorso iniziato con la lista civica Alleanza per Torino, con l’esperienza di Valentino Castellani sindaco (all’epoca era Presidente del Consiglio Comunale n.d.r.) e proseguito con i comitati per l’Ulivo al fianco di Romano Prodi e di Arturo Parisi.

Amare il Partito Democratico per me significa dare risposte alla nostra gente che ci chiede unità, significa rilanciare l’idea riformista, i nostri valori, il nostro pensiero di Europa che stanno alla base del nostro agire, del nostro stare insieme, del nostro provare ad essere comunità.

La vostra gente vi chiede unità, ma intanto siete tre candidati in corsa

In un partito che non ha proprietari, che è fondato sul confronto, che vuole rappresentare molte sensibilità diverse presenti nella società e nel Paese, è normale che ci sia più di un candidato. Ma tutti dobbiamo impegnarci a perseguire il massimo dell’unità come ci ha chiesto la gente di piazza del Popolo lo scorso 30 settembre a Roma, come mi chiedono tutti i militanti che sto incontrando negli appuntamenti organizzati in questi giorni dai Circoli per parlare della nefasta legge di bilancio del governo gialloverde.

Vede, il mio nome è stato proposto dopo la disponibilità del consigliere regionale Raffaele Gallo a fare un passo indietro proprio per dare un segno di voler perseguire un progetto unitario. Molti l’hanno colto, e li ringrazio per il sostegno che hanno dato alla presentazione della mia candidatura, con gli altri ci confronteremo nelle sedi di partito sulle idee e sulle proposte. E il giorno dopo le primarie lavoreremo insieme per metterle in pratica.

Lei era in piazza Castello, a Torino, lo scorso 10 novembre. Che cosa pensa di quella piazza?

Che in quella piazza c’erano molti delusi dal Pd che negli anni abbiamo perso per strada e che oggi manifestano perché non accettano il declino al quale sembra che la città sia stata destinata dall’amministrazione Appendino. Mi ha ricordato gli inizi di Alleanza per Torino: da una parte una città in ripiegata su se stessa, messa all’angolo dalla crisi economica  e dalla crisi della politica non in grado di dare risposte, dall’altra i cittadini che avevano desiderio di futuro, che volevano partecipare e contribuire a ridisegnare, ripensare, risvegliare Torino. Ce l’abbiamo fatta allora e ce la faremo anche questa volta. Con i No si fa in fretta ma non si va da nessuna parte. Dire Sì è una sfida molto più impegnativa, complicata, ma avvincente e alla fine ti fa crescere e ti porta a risollevarti, a vincere.

Un po’ come amare il Pd.