Del risultato delle Primarie si è già detto. Idem dell’affluenza alle urne democratiche, che già dalle prime ore del mattino di domenica lasciava presagire una straordinaria, o almeno inaspettata, partecipazione.
Come spesso accade, lo strumento della consultazione degli elettori, serve a premiare il candidato che sulla carta è già percepito in partenza come colui che ha più chance.
Così come accaduto in precedenza con Prodi,Veltroni, Bersani e Renzi. Un popolo delle Primarie che dunque consegna a Zingaretti anche quel voto di opinione che va oltre la semplice somma della gerarchia interna dei dirigenti a favore della sua mozione (fenomeno che non ha riguardato solo Zingaretti ovviamente).

Ed è anche per questo che per il nuovo segretario sarà difficile accontentare coloro che vorrebbero invece archiviarle. Potrà migliorarle, valorizzarle, ma non certo metterle da parte come strumento di selezione della classe dirigente.
Significativo anche il dato della partecipazione a Torino Città, dove seppur di poco il numero dei votanti è perfino aumentato rispetto alle ultime consultazioni del 2017.
Un effetto Appendino? Direi di sì.
L’amministrazione torinese ormai si avvia verso l’ultima fase del mandato, la fase più complicata, considerato che l’immobilismo iniziale si è poi trasformato in una serie di debacle, una dietro l’altra, motivo di spaccatura non solo con il tessuto economico della Città, ma anche con quella fascia sociale che si era illusa nel 2016.
Ma per l’opposizione occhio a darsi per appagati, rispetto ad esempio alla capacità dei Dem di mobilitazione in alcune zone della città, nonostante Circoli ben gestiti e molto attivi su alcuni territori “difficili” per il PD.
Tornando alle Primarie di domenica, dei 22.780 votanti torinesi, si conferma una tendenza per i democratici ad essere “trainati” più nelle zone centrali.
I votanti nella Circoscrizione 1 sono stati ben  4.091.
A seguire la Circoscrizione 8 con 3.819 votanti, poi la Circoscrizione 2 con 3.432 votanti, la Circoscrizione 3 con 3.253 votanti, la Circoscrizione 4 con 2.487 votanti, la Circoscrizione 7 con 2.470 votanti ed infine la Circoscrizione 5 con 1.796 votanti, la Circoscrizione 6 con 1.432 votanti.
Una lettura della partecipazione non lontana dal risultato del PD alle elezioni “vere”.
Molto si sta facendo nei territori anche grazie ad un gruppo dirigente molto attivo, ma molto è ancora il da farsi, e certo non può solo tutto gravare su quei Circoli.
Curiosando invece sui risultati dei singoli candidati alla Segreteria Nazionale, Zingaretti raggiunge il massimo risultato positivo in zona Vanchiglia e il centro cittadino, ossia fino al 72,5%.

Il peggior risultato del neo segretario Dem è alle Vallette con “solo” il 64,6% (al di sotto anche della media cittadina finale che è stata il 70,44% ). Mentre proprio nella Circoscrizione 5, sia Martina che Giachetti hanno avuto il loro miglior risultato cittadino (20% il Segretario uscente, 14,8% Giachetti), al di sopra della media cittadina finale che è stata rispettivamente del 16,78% e del 12,78%.

Il candidato più di Sinistra votato di più nei quartieri bene? Conclusione assolutamente semplicistica che mi azzardo solo ad accennare come dato, quindi mi fermo qui per evitare fraintendimenti.
Altro dato sul quale sarà necessario riflettere, non sempre in chiave necessariamente negativa, è anche la valutazione dell’età media al voto, che in queste ultime Primarie probabilmente si può considerare in linea a quelle che elessero Renzi segretario nel 2017.
Da alcuni dati elaborati in occasione del voto di domenica, realizzati dal Candidate & Leader Selections e che presenteremo quanto prima nella Federazione Metropolitana, gli over 55 sono circa il 60% degli elettori alle primarie. Di questo, circa il 40% è rappresentato da over 65.
Per il PD dunque la strada è lunga, ma è su una buona strada.

Ora toccherà risalire non solo intercettando coloro che hanno “sperimentato” il M5S raccogliendone una vera e propria delusione, ma captando quel voto che dal M5S si sta spostando letteralmente a Destra ed in particolare alla Lega di Salvini.
Per un Partito senza guida da un anno, però, aver dimostrato di essere ancora vivo e capace di mobilitare migliaia di persone, è un dato estremamente positivo e che fa ben sperare. Spetta ai gruppi dirigenti, ora, non vanificare il messaggio arrivato dal popolo delle Primarie.