di Bernardo Basilici Menini

Secondo alcuni era un trionfo annunciato, secondo altri la partita poteva rimanere aperta. Il voto alle primarie ha indicato come chiaro vincitore il segretario uscente ed ex presidente del Consiglio dei ministri Matteo Renzi, che porta a casa la partita con un risultato netto. Vediamo i numeri.

Vincitori e vinti. Renzi primo con circa 70%, che supera la quota minima necessaria per saltare il passaggio in assemblea e diventa quindi direttamente segretario del Partito democratico. Orlando naviga sul 20%, un risultato inferiore alle attese dei suoi sostenitori e dei sondaggisti. Emiliano, al contrario, supera le previsioni e si piazza intorno al 7,5%. Il neo leader del Pd tira dritto e da la sua linea: «Ora per quattro anni è chiusa. Fino al 2021 basta con le polemicucce interne. Il nostro elettorato ha votato il suo segretario e non voglio storie». Un proposito che dovrà necessariamente fare i conti con le prossime elezioni politiche, in cui il centrosinistra è dato in discreto calo. In controtendenza Martina, che sembra cercare l’armonia interna con il suo «lavoreremo per un partito plurale e aperto, coerentemente con la nostra proposta».

Affluenza. Partecipanti in calo rispetto alla precedente consultazione del 2013. I votanti gravitano intorno ai due milioni, circa 800 mila in meno della scorsa tornata. Un risultato rinfrancante per i molti che avevano paventato l’allarme astensione.

A Torino. Il capoluogo piemontese non si discosta particolarmente dal trend nazionale ma anzi sembra rappresentarlo con un discreto margine di precisione. L’affluenza gira intorno al 22%, poco meno della metà rispetto a quattro anni fa. Un dato non negativo se si considera il complessivo calo del Pd a Torino negli ultimi anni. Sotto la Mole Renzi si assesta al 72%, Orlando al 21%, Emiliano al 7%. Percentuali simili anche a Moncalieri, Pinerolo, Rivoli e Settimo, dove il neo segretario timbra rispettivamente il 73%, 75%, 73% e 73%. Per quanto riguarda le altre città del Piemonte, a Ivrea (Renzi  72%, Orlando 22,7%, Emiliano 5%), Alessandia (Renzi 71%, Orlando 23,7%, Emiliano 4,7%), Asti (Renzi 68%, Orlando 26%, Emiliano 4,8%), Biella (Renzi 75%, Orlando 20%, Emiliano 4,2%), Cuneo (Renzi 76%, Orlando 19%, Emiliano 4,6%), Novara (Renzi 77%, Orlando 18%, Emiliano, 5%), i risultati sono simili, generalmente con un calo del candidato del 2/3% su scala nazionale e un leggero aumento di Renzi.

Le reazioni dei renziani. Mimmo Carretta, responsabile enti locali del Pd di Torino, commenta con orgoglio la vittoria del candidato fiorentino: «Dovranno ricredersi tutti quelli che avevano suonato le campane a morto per le primarie e per il Pd. tutti davano la partecipazione sotto il milione, anche tanti autorevoli esponenti del partito. Due milioni di votanti sono una grande prova di democrazia e di partecipazione. Veniamo da un periodo difficile: sconfitte elettorali, la batosta del referendum, il trauma.della scissione. In poco più di 2 mesi abbiamo organizzato un grande prova di democrazia. Giornata di Primarie. Giornata di sacrifici, passione, militanza, sorrisi, rabbia. Ma soprattutto, giornata di orgoglio. Un grazie speciale ai candidati segretari che hanno girato l’Italia in lungo e in largo. Grazie ai portavoce delle mozioni. Grazie agli iscritti e ai volontari. Grazie al “popolo delle primarie” che c’è e lotta assieme a noi. Nonostante le cassandre (anche interne) noi ci siamo. Pronti a respingere a colpi di democrazia i populisti pentastellati».

Le reazioni dell’area di Orlando. «Molti cittadini anche in Piemonte hanno confermato la loro fiducia al Partito democratico partecipando a un momento importante della vita democratica del nostro Paese – dice il coordinatore regionale della mozione Orlando – Renzi ha vinto ed è stato eletto Segretario. Adesso occorre mettersi al lavoro e cercare innanzitutto di riconquistare quella parte significativa degli elettori delle precedenti primarie che non hanno più partecipato (In Piemonte, purtroppo, vi è stato un calo nell’affluenza di circa il 50%.) Per far tornare a crescere il nostro Paese, senza lasciare indietro nessuno, occorre un Partito democratico radicato e capace di costruire un centro sinistra ampio e capace di vincere le elezioni».