di Giorgio Merlo

Ritornano le elezioni amministrative e, altrettanto puntualmente, ritorna la polemica sulle primarie. E cioè, come disciplinare questo strumento burocratico, tecnico e procedurale all’interno del Pd. Certo, tutti sappiamo che nel Pd ci sono molti, ed autorevoli, esponenti che individuano proprio nelle primarie il segreto e l’essenza stessa della “mission” del Pd. “Mai più senza le primarie” è diventato quasi uno slogan fideistico e dogmatico. Quasi che una norma burocratica e regolamentare debba e possa soppiantare o risolvere d’incanto qualsiasi nodo politico.

Ora, tutti sappiamo che quasi dappertutto – tanto al Nord quanto al Sud – il cammino delle primarie per la scelta dei candidati a Sindaco o alla Presidenza della Regione, per non parlare della scelta dei parlamentari, è da tempo lastricato da violente e feroci polemiche, denunce in sede penale, malcostume e voto di scambio, truppe cammellate, presenza massicce ai seggi di extracomunitari e via discorrendo. Un malcostume noto alle cronache e alla intera opinione pubblica. Eppure, ad ogni consultazione elettorale ritorna puntualmente questa polemica. Come l’alternarsi regolare delle stagioni meteorologiche. A questa si aggiunge, per parlare dell’oggi, il cambio in corsa delle regole per chi, come Bassolino, è già stato sindaco per dieci anni di Napoli e quindi non potrebbe più partecipare alle primarie del Pd per la corsa a Sindaco nel futuro.

Ma, al di là di questa bega campana e napoletana, è doveroso ricordare che adesso le primarie – che continuano a non essere disciplinate e regolamentate per legge e quindi esposte al vento della discrezionalità e, purtroppo, condizionate anche dalle varie infiltrazioni – diventano più una scommessa fortuita che non una grande intuizione politica. Altrochè la ragione politica che giustifica la stessa esistenza del Pd. Anche perché, senza una adeguata e pertinente regolamentazione, il capitolo delle primarie rischia di essere affidata esclusivamente alla discrezionalità dei gruppi dirigenti di turno. A livello locale come a livello nazionale. Come sta capitando a Napoli con Bassolino.

Ecco perché il capitolo “primarie” adesso non può più essere affidato alla sola discrezionalità. E questo per un semplice motivo. E cioè, il tema della selezione della classe dirigente politica ed amministrativa va affrontato e risolto dalla politica. E i gruppi dirigenti del Pd devono assumersi la responsabilità, sino in fondo, di selezionare la propria classe dirigente senza appaltarla solo e soltanto agli strumenti regolamentari che, di per sé, sono e restano discrezionali e pur sempre manovrabili. E questo prima che le primarie diventino definitivamente da grande intuizione politica nuovista e di cambiamento ad un semplice boomerang che si ritorce contro gli stessi promotori. Cioè l’intero partito.