All’inizio ai civich torinesi l’idea di ricevere un premio per ogni multa comminata non è suonata proprio normale. Poi, multa facendo, si sa, l’animo umano si adatta, si restringe o si allarga come il portafoglio e, naturalmente si tende a preferire la seconda ipotesi.

Ora, però, non è piacevole essere sospettati di interesse privato in atto d’ufficio, di essere seguiti dal sospetto che lo zelo profuso nel lavoro, nell’attaccamento a piazzare la sanzione sul parabrezza, seguisse altre e ben remunerate finalità che di certo non appartengono allo spirito di servizio e di abnegazione dei civich.

E il capo della polizia municipale di Torino Emiliano Bezzon, noto come il comandante-scrittore per la sua vena letteraria, ha subito allontanato da sé e dai suoi uomini ogni alone di sospetto, affermando, con raro raffinato eloquio, di non sentirsi un gabelliere, cioè chi anticamente riscuoteva le tasse.

Preoccupazione remota, invero. I premi per le multe sono da considerarsi solo un elemento folcloristico di una amministrazione comunale che confida sull’indisciplina ab limitum dei cittadini per quadrare i conti. Tanto l’educazione civica è stata anche eliminata dalle scuole