Nel delirio sempre più urticante della politica che difende l’indifendibile (Casalino), che ripropone l’improponibile (Berlusconi), che assicura un giorno sì e un altro ancora lo sviluppo senza credere nella crescita (il Movimento sociale cinque stelle), che promette posti di lavoro con l’assistenzialismo del dolce far niente (ancora il Movimento sociale cinque stelle), il pranzo dei consiglieri comunali grillini, dimezzati dai forfeit, ispira soltanto tanta tenerezza.

Ed ha ragione da vendere donna Valentina detta “La Sganga”, capogruppo pentastellata in Sala Rossa, a lamentarsi delle caustiche critiche sull’esito dell’happening culinario mosse dall’inguaribile forzista Osvaldo Napoli.

Se la solidità di un gruppo politico si dovesse fondare sul numero degli astanti radunati a gozzovigliare ad un tavolo, Forza Italia sarebbe sempre nell’Olimpo dei partiti italiani per gli affollati e voraci baccanali che il Cavaliere disarcionato offre nella sua villa di Arcore. E per effetto transitivo il Pd dovrebbe essere trasferito in un reparto di rianimazione (o forse lo è già?), dopo il flop della cena organizzata e disdettata da Carlo Calenda.

Insomma, giudichiamo i risultati senza preconcetti, come reclama donna Valentina. Che alle agenzie di stampa ha dettato ferma e sicura: «Chi giudica la stabilità di una maggioranza da un pranzo è in difficoltà. Comprensibile, visto che in due anni non sono mai venuti meno i voti sugli atti amministrativi importanti».

Ma qui la domanda sorge spontanea: quali? Risposta non pervenuta.