L’inquinamento luminoso non è soltanto un problema che riguarda gli amanti del cielo o gli astronomi. Studi scientifici hanno dimostrato, infatti, che sono molte le implicazioni sugli ecosistemi e anche sulla salute.
Da oggi ci sarà più attenzione all’illuminazione pubblica in Piemonte. È stata approvata in Consiglio regionale la proposta di legge del consigliere regionale Nino Boeti (Partito Democratico), presentata già nella scorsa legislatura, che prevede impianti di illuminazione esterna solo se dotati di progetto illuminotecnico, realizzato da progettisti iscritti ad ordini e collegi professionali, col rispetto di limiti più rigorosi per la costruzione e installazione degli impianti, promuovendo nuove soluzioni con apparecchi per l’illuminazione anti abbagliamento, efficienza degli impianti, nuove tecnologie quali sistemi per la riduzione del flusso luminoso ed il telecontrollo degli impianti e sistemi a led di nuova generazione. La proposta di legge della maggioranza è stata condivisa non solo dai gruppi di maggioranza ma anche dal Movimento 5 Stelle, che hanno approvato molti emendamenti prima di giungere all’approvazione dell’intero testo.
Anche se lo sviluppo dell’illuminazione esterna ha portato ad un indubbio miglioramento della sicurezza della vita durante la notte, l’eccesso di illuminazione oppure impianti che emettono luce direttamente verso l’alto producono effetti negativi come: abbagliamento, riduzione delle condizioni di sicurezza ed un generale impatto ambientale negativo oltre che un enorme spreco energetico ed economico.
La legge prevede che i Comuni con popolazione superiore ai trentamila abitanti si dotino di piani di illuminazione, finalizzati a ridurre l’inquinamento luminoso e migliorare l’efficienza degli impianti; quelli al di sotto di questa soglia il piano diventa facoltativo.
La legge individua alcune aree ad elevata sensibilità: le aree naturali, la Rete Natura 2000 che corrisponde a circa il 15 per cento dell’intero territorio piemontese e quei luoghi inseriti nel piano paesaggistico regionale. È fatto divieto assoluto ai fasci fissi o roteanti verso il cielo, per intenderci quelli tipici di alcune discoteche con manie di grandezza. Le multe per chi sgarra vanno da 500 a 5000 euro e se l’abuso avviene all’interno di aree ad elevata sensibilità la sanzione è raddoppiata.
Perplessità sono state espresse dal gruppo di minoranza sovranista che ha ravvisato nella normativa un potenziale aumento, non solo in termini di costi per i cittadini ma anche per aspetti burocratici.
Le intenzioni della legge sono buone, considerato che il nostro Paese e in particolare la pianura padana è una delle aree più inquinate al mondo. In Italia abbiamo un lampione ogni 5 abitanti: in Germania la metà, uno ogni dieci. Qualcosa andava fatto, speriamo nella collaborazione dei Comuni.