Cinquanta anni fa, piazza Fontana: 17 morti e oltre novanta feriti, per una strage rimasta impunita, dopo un’assurda vicenda giudiziaria, con processi trascinati per decenni. Ci racconta questa vicenda, nei suoi minimi dettagli, lo storico Mirco Dondi, nel libro “12 dicembre 1969” (editore Laterza), un altro volume della serie dedicata alle dieci date che hanno fatto la storia d’Italia.

L’autore, partendo da quanto accadde quel tragico pomeriggio di fine autunno alla Banca Nazionale dell’Agricoltura di Milano, si addentra nei meandri di quella strategia della tensione di matrice neofascista che voleva imporre all’Italia una svolta reazionaria. Una strategia costellata, quello stesso giorno di dicembre, di attentati a Roma, alla Banca Nazionale del Lavoro, Milano alla Banca Commerciale, con una bomba rimasta inesplosa. Il volume ci parla dell’intricato mondo dell’estrema destra, con organizzazioni quali Ordine nuovo o Avanguardia nazionale, impegnate in quella che sarà chiamata la strategia della tensione con nuove stragi che segneranno il decennio successivo, a Brescia, in piazza della Loggia, sul treno Italicus e alla stazione di Bologna.

Tornando a piazza Fontana, emerge, sin dall’inizio, appena dopo la strage, una sequela di continui depistaggi, di manipolazione delle prove, con il tentativo di addossare ogni responsabilità all’estrema sinistra e in particolare alle frange anarchiche. Da qui l’arresto di Pietro Valpreda, che poi sarà assolto in sede processuale, e di Giuseppe Pinelli, che morirà cadendo da un balcone al quarto piano della questura milanese. Altra vicenda su cui non sarà mai fatta pienamente luce.

Poi comparirà la pista neofascista veneta e i nomi di Franco Freda e Giovanni Ventura, i due principali indiziati, definitivamente assolti nel 1987. Sulla scena emergeranno altri personaggi tra esponenti del Sid e dell’Ufficio Affari riservati del ministero degli Interni o informatori come il giornalista Guido Giannettini, in una girandola di nomi e di volti che contribuiranno a rendere ancora più confuso il quadro. Un’incredibile rete di legami e complicità, tra estremismo di destra e servizi segreti che ha impedito l’accertamento della verità. A mezzo secolo di distanza, piazza Fontana resta, col suo carico di dolore, la strage impunita per eccellenza. Beffa finale per una delle più tragiche pagine della nostra storia.