E’ stato condannato l’ex portiere del Torino Matteo Sereni. Tre anni e 6 mesi di reclusione e la perdita della patria potestà per abusi su minori. La sentenza arriva dopo il processo con rito abbreviato che si è svolta a Tempio Pausania, in Sardegna.

Ad accusare Sereni l’ex moglie ed ex procuratrice, Silvia Cantoro. Il giudice delle udienze preliminari Marco Contu lo ha giudicato colpevole per i fatti che sarebbero stati commessi nel 2009 in una villa in Costa Smeralda. «Una sentenza gravemente ingiusta che ci ha sorpreso e a cui ci appelleremo.-commentano i legali dell’ex granata, Michele Galasso, Giacomo Francini e Giampaolo Murrighile- La condanna racconta un processo nel quale la denuncia proviene dall’ex moglie, nel coso di un’asprissima separazione coniugale ed in cui persino la bambina, più volte registrata dalla madre, ha successivamente ammesso che le accuse al padre non erano vere».

«Giustizia è stata fatta con una sentenza che non potrà mai ripagare i minori degli eventuali danni psicologici subiti per le condanne delittuose accertate» ha detto Daniele Galloppa, che ha rappresentato al processo Silvia Cantoro.

Gli abusi sarebbero avvenuti su uno dei due figli della coppia.

«Sono sconvolto, ho perso ogni fiducia nella giustizia. L’unica cosa che mi mantiene vivo è sapere che i miei figli conoscono la verità» è il commento dopo la lettura della sentenza.

Il Pm Roberta Guido aveva chiesto tre anni e mezzo di reclusione.

Quando nel 2010 Matteo Sereni militava nel Brescia, un anno dopo le violenze per cui è stato oggi condannato, dopo la vittoria contro il Palermo lanciò attraverso le televisioni l’appello per rivedere i figli: sono contento di essere stato il migliore in campo -disse allora- così ho la possibilità di dedicare le mie parate ai miei due figli, che non vedo da troppo tempo e non per colpa mia». Immediata fu la risposta dell’ex moglie: «sono intristita e delusa, non capisco perchè Matteo faccia simili dichiarazioni: ho sempre dato la mia piena disponibilità affinchè i nostri figli crescano con la presenza del padre che ritengo fondamentale».