Questa mattina gli orlandiani del Partito Democratico si sono riuniti per discutere e analizzare il post voto. C’è aria di resa dei conti. È innegabile, come d’altronde c’è in tutto il Pd. Rete Dem, che fa parte appunto di questa corrente, ha chiesto che Enzo Lavolta, coordinatore regionale e Giorgio Ardito, coordinatore provinciale, facciano un passo indietro per permettere la riorganizzazione dell’intera area.

Spiega Fabio Malagnino, componente dell’assemblea nazionale Pd ed esponente di Rete Dem: «L’analisi della sconfitta deve interessare anche la minoranza. Come Rete Dem abbiamo chiesto un passo indietro agli attuali coordinatori perchè pensiamo che con il 4 marzo si sia conclusa la fase congressuale». Quindi prima di aprirne un’altra, continua Malagnino, «dobbiamo serenamente guardare a cosa non ha funzionato». Ci siamo forse concentrati troppo sulla dialettica interna e non a provare a percorrere strade più innovative».

Durante la riunione è stato significativo il passaggio di Malagnino in cui si evidenzia come per il prossimo congresso regionale si debba lavorare per il bene del partito nel suo complesso, ma questo non deve significare la ricerca a tutti i costi di un candidato unico. Le richieste fatte a Lavolta e Ardito, esponenti di spicco sul locale dell’area orlandiana, non significa però un’uscita da questa corrente da parte di Rete Dem, che anzi sul nazionale continua ad essere fedele all’ex ministro della Giustizia.

Come dice il documento, che pubblichiamo integralmente, e che è stato presentato oltre che da Malagnino da Diego Sarno, assessore alla Cultura-Urbanistica e Sport del Comune di Nichelino, «chi è in questa area congressuale è il nostro interlocutore privilegiato. Ma dobbiamo capire che l’interlocutore più importante oggi è il cittadino, che non ci capisce più».

«La sconfitta di domenica scorsa è stata per molti di noi un giro di boa, non solo per la sua portata o per la rappresentanza che la ‘minoranza’ si è ritrovata in Parlamento, ma perché ha certificato una sconfitta sul piano politico e culturale. Gli errori del Segretario sono sotto gli occhi di tutti, ma questo non deve consolarci né farci adagiare. La gestione di questa mozione congressuale molto variegata ha portato scarsi risultati. Questo ci ha indotto a riflettere sulla coerenza con la visione politica e con il metodo che come ReteDem abbiamo portato avanti in questi anni».

“La mozione orlandiana a livello locale non ha colto appieno le opportunità”

«Tralasciando un attimo la sfera nazionale della nostra area congressuale, che riteniamo debba continuare a essere guidata da Andrea Orlando, e soffermandoci sul locale, ReteDem viene da anni di politica con un metodo e valori riconoscibili, che non pretendiamo venga considerata né migliore né peggiore di altre. Abbiamo portato avanti temi includendo mondi anche molto esigenti, meno sensibili a un modello di politica più tradizionale. La mozione orlandiana a livello locale l’ha fatto solo in parte, non ha colto appieno le opportunità che potevano derivare da questo modello di partecipazione. Si è concentrata sulla gestione dell’esistente, sul quotidiano, e non ha provato a percorrere strade inesplorate, una visione, una prospettiva, più complessa e articolata. Spesso, neanche a noi stessi erano chiare le distinzioni tra mozione congressuale e associazione DEMS, le loro organizzazioni e i referenti. Dobbiamo oggi chiederci molto onestamente quante persone siamo riusciti a includere in questi nove mesi di politica di minoranza locale. Dobbiamo chiederci che prospettiva abbiamo costruito per chi la politica la guarda ma non la conosce nel profondo. Dobbiamo chiederci se non abbiamo corso il rischio di apparire come quelli che garantiscono rendite di posizione o si occupano solo della costruzione delle liste, concentrandoci troppo su cabine di regia invece che all’ascolto di chi ci stava lanciando segnali ben precisi. Forse tutto ciò non è avvenuto in maniera consapevole, ma oggi è un dato di fatto. Anche se parliamo di progressismo forse ha prevalso un’idea conservatrice, dove il parlamentare, il quadro di partito, riceve più attenzione di chi sta fuori».

“La nostra attenzione va innanzitutto al Partito, superando un’organizzazione che è stata figlia di un percorso congressuale che è finito il 4 marzo”

«Noi, con la nostra area ReteDem, abbiamo aderito a Dems a livello nazionale come “soggetto collettivo”, ci consideriamo e ci sentiamo una minoranza di questo partito. Ma il lavoro di maggioranza e minoranza di questi mesi, a livello provinciale, portato avanti in maniera unitaria e positiva, unito a numerosi episodi politici e personali che sarebbe lungo ricostruire qui, hanno fatto maturare in noi la convinzione che questo tipo di organizzazione sul locale abbia esaurito la propria spinta propulsiva. Diciamo questo con rispetto e senza ipocrisie, con la trasparenza che da sempre ci contraddistingue».

«Avremo certamente occasione di fare politica insieme, intraprendendo iniziative comuni e continuando a dialogare. Oggi però la nostra attenzione va innanzitutto al Partito, superando un’organizzazione che è stata figlia di un percorso congressuale che è finito il 4 marzo, con l’elezione dei nostri parlamentari. È già tempo di un altro congresso, sicuramente regionale, vedremo sul nazionale. Continueremo a lavorare lealmente negli organismi in cui siamo present, nell’interesse del Partito innanzitutto. Continueremo a fare politica, sapendo che chi è in questa area congressuale è il nostro interlocutore privilegiato».

«Ma dobbiamo capire che l’interlocutore più importante oggi è il cittadino, che – come si è visto domenica scorsa – non ci capisce più».