A pochi giorni dal ballottaggio in casa Pd, abbiamo incontrato nuovamente il responsabile dell’organizzazione Saverio Mazza, con cui avevamo già parlato prima del voto per la segreteria piemontese del partito.

Non sono passate molte settimane eppure è successo di tutto: il secondo arrivato, Paolo Furia, e la terza arrivata, Monica Canalis, si sono uniti per conquistare il posto di segretario e di vicesegretario a scapito del primo arrivato, il senatore Mauro Maria Marino. I tre si sono incontrati, ma sono rimasti sulle proprie posizioni e proposte. Un’alleanza che ha visto tra gli ideatori, Giusi La Ganga, Gianfranco Morgando e Stefano Lepri, che rimangono in cabina di regia.

Ma per ora un nulla di fatto che porta inevitabilmente alla conta in assemblea.

 

Ma allora il 29 dicembre avremo il segretario regionale: è la prima volta che si decide in assemblea?

Il ballottaggio di una primaria è la prima volta che viene fatto in Piemonte. Una regola con tanti limiti e contraddittoria anche in previsione del Congresso Nazionale. Fosse un vero ballottaggio ad esempio si assegnerebbe un premio di maggioranza al candidato vincente. È invece uno di quei tanti cacicchi che ingolfano il PD e ci fanno perdere di vista le vere discussioni.

Ma esiste, quindi bisogna farlo…

Si, anche il voto degli iscritti esiste nei regolamenti, ma è saltato. E guardi che quello non è meno banale, anzi sono incazzato nero se posso permettermi il termine.

Ci sono ancora margini per un accordo?

Dopo le primarie ho subito auspicato una soluzione unitaria e spero ancora che ci siano i margini per arrivarci.

A me interessa cosa succederà “dopo” il 29. In ogni modo, di fronte ad un ballottaggio così come previsto dallo Statuto, chiunque lo perderà credo non avrà alcun problema a svolgere il suo ruolo di minoranza. Anche questa è democrazia. Dall’ultimo incontro tra i candidati mi è sembrato di capire che l’unica cosa certa è chi farà il vice segretario, I delegati eletti con la mozione arrivata terza decideranno dunque a chi affidare la gestione del Partito. Legittimo per carità, una responsabilità che però pesa solo su 90 delegati di 400 in totale, qualunque sia la loro decisione.

In ogni caso non vedo l’ora di collaborare seriamente con la nuova struttura regionale, da chiunque essa sia governata. Abbiamo di fronte impegni molto difficili.

Ma davvero qualcuno le ha fatto notare di non essere stato equidistante durante le Primarie?

Così dicono, ma io faccio politica, di solito mi esprimo limpidamente e non eseguo ordini, so però bene dove e quando non si possono oltrepassare i limiti. Nell’esercizio delle mie funzioni da responsabile dell’organizzazione di Torino non c’è stato alcun atteggiamento di preferenza per questo o quel candidato, non è nel mio stile.

Sono stati tutti equidistanti coloro che dovevano esserlo ?

Insomma, alcuni che avrebbero dovuto davvero esserlo soprattutto per la funzione che svolgevano non lo sono stati. Ma non voglio far polemica.

Allora come mai sul gruppo dirigente del provinciale c’è stata più attenzione?

Perché evidentemente ci si concentra sugli altri solo quando la si pensa diversamente. Quando invece, in silenzio, lottiamo per garantire l’equilibrio nessuno se ne accorge.

Esempi?

Guardi potrei raccontarne per giorni.

Durante la preparazione del programma della Festa de L’Unità, ad esempio, ho avuto perfino delle pressioni oltremisura di chi mi chiedeva di non lasciare parlare sempre “i soliti Damiano e Pentenero” di Lavoro con tanto di minaccia di far casino. Altri che mettono veti su tizio e caio. Ne conservo gelosamente le prove sul telefono.

Quello è un momento delicato dove più volte si è sul punto del tracollo psicofisico(risata), ma cerco sempre di uscirne intero.

Poi mi creda, io, anche in sintonia con il segretario Carretta, organizzo l’unico momento dove tutti, dico tutti, danno il proprio contributo. Pure troppi mi si consenta.

L’unico momento unitario del partito è la Festa, ecco perché sorrido quando mi si accusa di partigianeria.

Ma davvero c’è chi mette veti sulla partecipazione ai dibattiti?

Lasciamo perdere, dico solo che non mi interessa la partita sulla predominanza ideologica sui temi che interessano tutti i cittadini, ma purtroppo ravviso che esiste anche questo nel PD.

Dicevamo, si augura presto di collaborare con la segreteria regionale, le elezioni sono alle porte.

E non solo, è un partito con una salute economica estremamente precaria, questo perché abbiamo meno introiti dovuti a meno eletti e alla mancanza di finanziamento pubblico.

Poi dobbiamo “reinventarci” anche sul territorio e farci venire delle idee. Abbiamo bisogno di tranquillità, ed aver aspettato dei mesi prima del Congresso regionale non ha fatto altro che procrastinare le cose importati da affrontare.