A due mesi dalla sconfitta alle elezioni regionali del 26 maggio il Partito Democratico piemontese deve rialzare la testa e guardare al futuro. Un’esigenza avvertita dal gruppo dei renziani moderati di Base Riformista che però non nascondono le loro preoccupazioni sul fatto che le tensioni e divisioni in seno alle segreterie provinciali possano diventare un pantano da cui difficilmente si riesca ad uscire per costruire qualcosa di propositivo.
Un timore che il deputato Pd Enrico Borghi non cela mentre afferma: «Serve un’analisi della sconfitta del 26 maggio se si vuole ripartire, invece di continuare con le liti interne».
L’antefatto è ormai noto a tutti: le primarie per la segreteria regionale dello scorso 16 dicembre quando il biellese Paolo Furia la spunta sul senatore Mauro Maria Marino, che pur aveva ottenuto il miglior risultato dalle urne. «L’esito del voto è stato vanificato dall’accordo politico tra Furia e Canalis che ha fatto si che le minoranze diventassero maggioranza numerica ma non politica – spiega Borghi – e ora sembra che si stia procedendo a una normalizzazione interna e ciò non può accadere».
Specchi di questa situazione è quanto sta accadendo a proposto della segreteria di Alessandria e del ruolo di Fabio Scarsi. Infatti, se da un lato il capogruppo in consiglio regionale Domenico Ravetti e il tesoriere regionale Daniele Borioli chiedono le dimissioni del renziano (giachettiano all’ultimo congresso) Scarsi, Furia invece calma le acque chiedendo alla segreteria alessandrina un’intesa per proseguire. «Delle due l’una: o stanno giocando un gioco delle parti o Ravetti e Borioli attaccano Furia –  commenta Borghi – C’è un problema interno a una parte della maggioranza regionale e Furia o mette a tacere chi chiede le dimissioni di Scarsi o è complice del piano. Nelle prossime ore Furia  e Marino si incontreranno e mi auguro che i dubbi vengano chiariti».
«Assistiamo a un vero e proprio cecchinaggio dei nostri compagni di area – prosegue l’onorevole Dem – per questo il segretario non ci vuole nella segreteria del partito. Faremo senza problemi la minoranza, ma deve chiarezza».
Ma Alessandria non è l’unico caso a scuotere il Pd piemontese. «Tutto il Piemonte 2 – aggiunge Borghi – vive una condizione difficile a causa degli errori commessi dal Pd sia con la scorsa che con l’attuale gestione visto che non si è messo mano alla riforma elettorale regionale penalizzando di fatto le province e la preferenza di genere».

«Su otto provincie cinque sono in stato di encefalicità: Novara ed Asti andranno a congresso, a Vercelli il segretario ha minacciato le dimissioni, e persino a Torino si è compiuta un’operazione entrista revisionando la segreteria di Mimmo Carretta» prosegue Borghi che lancia un appello. «Tutto questo non dev’essere un regolamento di conti perché non ci porterebbe da nessuna parte. Questo modo di agire dimostra di non aver capito niente degli errori che ci hanno portato a perdere la Regione, e nemmeno delle sfide che ci attendono in futuro».