Parte dall’analisi della sconfitta la relazione di Davide Gariglio segretario regionale uscente del Pd, in occasione della direzione regionale del partito in via Masserano. Una riunione durata oltre quattro ore che, oltre ai commenti di autocritica e gli inviti a ritrovare una collegialità di partito e nel caso di alcuni ad una proposta di ritorno alla scissione Ds-Margherita, ha portato all’approvazione di un Odg sul come e a chi affidare il partito fino al congresso nazionale del prossimo 15 Aprile.

«E’ una sconfitta nazionale e della nostra regione pur con aspetti diversificati. Ma Torino ha dimostrato che il villaggio di Asterix c’è ancora. Rispetto alle candidature conoscevamo le regole degli ingaggi regionali e personalmente mi pare di aver cercato di concorrere al risultato chiedendo ai segretari provinciali di attivare consultazioni sui territori per avere un quadro condiviso di quali fossero le candidature più idonee da presentare. Il lavoro fatto si è visto. Rispetto al nazionale i nostri candidati hanno ottenuto buoni risultati anche se in alcuni casi, e penso al plurinominale, le scelte fatte non hanno garantito pluralismo interno e hanno creato malesseri, lasciando di fatto scoperte alcune province. Sappiamo che esiste un problema e qui il mio appello rispetto al fatto che spetta a questa comunità gestire la tenuta politica e l’organizzazione logistica dei territori non torinesi e non rappresentati».

Gariglio lascia alla fine del suo discorso la questione forse più delicata della gestione del Partito Democratico.

«Renzi si è assunto la responsabilità del fallimento e si è dimesso. Io ho condiviso il suo progetto politico e in linea con quel progetto mi sono candidato alle primarie del 2014. Ritengo dunque naturale condividere con questa assemblea la fine del mio mandato, scaduto peraltro a febbraio. Il segretario Martina con una lettera ci ha chiesto di garantire la conduzione ordinaria del partito fino al 15 aprile, in occasione dell’assemblea nazionale, occasione in cui saranno stabilite le modalità per l’elezione dei tanti segretari regionali in scadenza e della gestione fino ai congressi. Lungi dal fuggire dalle mie responsabilità quindi, ma trovo coerente rimettere alla direzione regionale e al presidente dell’assemblea la maniera con cui si intenda condurre il partito da qui al 15 aprile nel rispetto mi auguro della massima collegialità e condivisione».

Per rimettere insieme i cocci Gariglio propone non solo il recupero delle relazioni con i circoli ma apre alla possibilità, quasi come si trattasse di una terapia di recupero, di coinvolgere professionisti come sociologi e intellettuali in grado di aiutare a meditare sulla sconfitta, a elaborare il lutto, un lutto che sarebbe ingeneroso, a suo parere, ricondurre solo al suo leader e alla scissione di LeU il cui antirenzismo non ha portato gli esiti sperati.

«Le ragioni della sconfitta sono molto più profonde ammette. Abbiamo lasciato spazio a partiti populisti che hanno fatto proprie le paure della gente. Oggi siamo di fronte a un bipolarismo tra forze dell’apertura (noi) e le forze della chiusura delle barriere. Credo che questo partito, archiviate le pratiche successorie, debba impegnarsi per costruire anzi ricostruire quello che alla Falchera, alle Vallette ci hanno rimproverato di aver trascurato. La teoria della terza via, che come sinistra abbiano sposato, oggi è finita. Abbiamo bisogno di individuare una quarta via».

«Certamente, per correttezza politica, – ha proseguito Gariglio – il mandato ricevuto dagli elettori non ci vuole corresponsabili di un governo Cinque stelle o Lega. Dobbiamo andare all’opposizione». Per quel che riguarda le prossime elezioni regionali, Gariglio invita a recuperare le sacche di insoddisfazione e invita a seguire il modello Zingaretti o Chiamparino, un modello che tenga insieme tutte le anime della sinistra in un clima quasi ecumenico in cui coinvolgere anche LeU.

Nel ringraziare i parlamentari uscenti, non eletti, per il lavoro fatto, parla di ingiustizia a cui si può rimediare seguendo l’esempio dei giovani militanti impegnati e meno litigiosi degli adulti.

La reggenza del Partito Democratico piemontese è dunque stata affidata fino ad aprile a un coordinamento politico nella persona della presidente della Direzione Pd Giuliana Manica e da Sergio Chiamparino che con il gruppo consiliare dovrà anche ragionare sulla legge elettorale regionale rispetto alla quale, se sarà toccata, saranno obbligati al riequilibrio di genere.

Gli interventi successivi all’ormai ex segretario regionale riguardano poi la proposta di ordine del giorno di Giancarlo Quagliotti, membro della segreteria regionale che parla di frattura tra il partito e la società e di rischio della democrazia, quella democrazia costruita dai partiti ancor prima della Costituzione. «Abbiamo riscoperto solo in questa campagna elettorale che bisognava riparlare con i sindacati, che bisognava riparlare di lavoro, in questi anni la nostra discesa libera ha rallentato solo perché persiste ancora una struttura politica, mi riferisco alle sezioni, ai circoli e ai militanti ma quel rapporto si sta logorando. I partiti di massa della prima repubblica – incalza – sono stati costruiti giorno per giorno con obiettivi posti come condizione per lo sviluppo democratico: per questo mi sento oggi di proporre e dunque sottoporre al voto un Odg che dice non abbiamo più tempo, non nascondiamo ci dietro tempistiche nazionali non vincolanti».

Due le proposte del documento votato a fine assemblea. Convocare a breve assemblea in Piemonte che abbia il compito di costituire un comitato di gestione che abbia due componenti: gli otto segretari delle federazioni del Piemonte che devono concorrere non solo a livello provinciale e, senza ipocrisie, a costruire un gruppo di compagni autorevoli e l’invito viene esteso per primo a Chiamparino presente in sala, che abbiano voglia di prepara rapidamente il congresso. «Non possiamo permetterci di rimanere nella condizione di gestione dell’ordinarietà» conclude Quagliotti.

Atteso l’intervento di Sergio Chiamparino chiamato in causa più volte, le cui prime parole sono: «Concordo sul fatto che sarebbe un rito esorcistico il fatto di individuare i responsabili di una sconfitta che ha carattere storico. Non possiamo ritenerci soddisfatti dal fatto che doverosamente il segretario nazionale e regionale abbiano fatto un passo indietro. Ci sono fattori politici generali su cui fare mente locale: ad esempio la questione globalizzazione versus protezione. Voglio andare più a fondo. Nei mesi scorsi mi ero permesso di dire alcune cose al segretario nazionale che forse avrei dovuto fare pubblicamente, forse sarebbe stato meglio. Parlo ad esempio del referendum la cui comunicazione è stata fatta nelle unioni industriali. Temi di comportamento politico possono dare dei segnali forti. E’ possibile lavorare per governare nuovamente il Piemonte tra un anno. Ad integrazione dell’Odg proposto all’assemblea faccio due proposte: una è quella di mettere in piedi un forum del centrosinistra che veda cosa valorizzare tra le cose fatte, cosa correggere e individui le cose nuove su cui lanciare la sfida. L’altra riguarda la mia disponibilità a lavorare per individuare le candidature per la prossima presidenza della Regione. Temo – conclude Chiamparino – soluzioni emergenzialiste e chiedo quindi un impegno a fare un referendum tra gli iscritti che tenga conto di ciò che proporranno».

Stefano Esposito si esprime a favore delle primarie: «Nessuna ingiustizia rispetto a chi non è stato eletto», così esordisce. «Sono le regole. Dobbiamo riflettere sul modello verticistico del partito e sulle primarie a cui si contrappone l’idea di abbandonare le primarie per tornare agli iscritti. Ma se vogliamo dirci che questo è il modello a cui puntiamo ci prendiamo in giro. Occorre una riflessione complessiva sul modello. L’eliminazione delle primarie è una scorciatoia. Chi non approva questa strada dovrebbe avere il coraggio di dire che forse è ora di tornare ai Ds e alla Margherita. Non comprendendo cosa avverrà nell’interregno tra il dopo Gariglio e il congresso di aprile, la mia proposta è rivolta a Chiamparino, a cui chiedo di consegnare una sua proposta di coordinamento politico in vista del congresso che concilii non solo con le scelte romane ma anche con quelle che farà la coalizione ammesso che ce ne sia ancora una. Credo che solo Chiamparino possa garantire rispetto e autonomia della proposta per il 2019».
Ma se le proposte di Chiamparino sono state accolte nel documento, l’idea di Esposito di fare dell’attuale governatore del Piemonte il traghettatore verso le elezioni 2019 non ha avuto seguito.