Male ma non malissimo. Una magra, magrissima consolazione per il Partito Democratico piemontese, che nella catastrofe generale mostra cifre migliori rispetto a quelle nazionali. Non che possano bastare per far dormire sonni tranquilli ai vertici locali del partito, ma una piccola soddisfazione può essere rivendicata. Se guardiamo a Torino e provincia, se andiamo invece nel Piemonte sud, la piccola consolazione svanisce con un misero 17,79%. E pare che proprio da queste cifre partirà nella direzione regionale convocata la prossima settimana l’interevento del segretario uscente Davide Gariglio. Facendo la media dei tre collegi di Torino e provincia la percentuale raccolta dai democratici è oltre il 22 per cento (Piemonte 1 22.44%, Piemonte Torino e Collegno 25,17%, nel resto della provincia di Torino 19,76%). Cifre, diagrammi, piccole soddisfazione di corrente, ma la conclusione è una sola: una sconfitta netta e cocente. Dopo anni di attività del partito troppo rivolta al proprio interno, perdendo molto tempo a rivendicare tutte le assemblee, ma nel frattempo altri cannibalizzavano l’elettorato democratico. L’analisi dei flussi parla chiaro: la maggior parte dell’elettorato del M5S è transitato dal Pd e la tanto temuta minaccia LeU non esisteva, perché non esisteva quel elettorato identitario; hanno confermato (e neanche tutto) gli elettori di Sel e dal Pd hanno rosicchiato uno scarso 2%.

Ora nelle stanze del Pd, a tutti i livelli, è panico totale. Di fronte hanno un anno di fuoco: si parte con la formazione del Governo nazionale che avrà di sicuro ripercussioni interne, un Congresso nazionale e diversi locali che rischiano di proseguire con lo scontro tra correnti. In Piemonte la successione alla Segreteria regionale, definitivamente azzoppata dall’ennesima sconfitta, si prevede finalmente l’ascesa  dei giovani: Daniele Valle, Ludocica Cioria, Raffaele Gallo. Mentre spunta anche il nome di Nadia Conticelli. Ora o mai più, abbandonate i vecchi “padrini” e mostrate il coraggio necessario per salvare il Pd. C’è da augurarsi che contendibilità del vertice del partito sia vera e non solo una replica dei vecchi accordi tra capi bastone.