Stefano Lo Russo, capogruppo del Partito Democratico in consiglio comunale a Torino, le chiama le “persone perbene”, quegli attivisti e agli elettori dei Cinque Stelle a cui non è andata giù i risultati del voto nella piattaforma Rousseau, in cui si decreta di salvare Matteo Salvini sul caso Diciotti.

E l’esponente Dem apre proprio ai delusi pentastellati, rivolgendosi però anche al suo partito.

Spiega Lo Russo: «Credo ci si debba attrezzare ad accogliere tutte le persone oneste e perbene che dopo l’ennesima porcata, quella del voto su Rousseau che ha salvato Salvini da un processo per il caso Diciotti garantendogli lo scudo dell’immunità parlamentare, hanno finalmente capito che cosa è in realtà il M5S, di chi è in mano e quali interessi persegue».

«Dedotto chi ha poltrone e stipendi da difendere e che adesso si arrampica sugli specchi dei propri profili social in improbabili giustificazioni o “ragionamenti” autoassolutori e che il M5S non lo lascerà mai per ragioni di bottega, ci sono molte persone autentiche e sincere che hanno in buona fede creduto alle cose, alcune anche giuste, che erano alla base del M5S e di cui di deroga in deroga, di delibera in delibera, si sono perse tracce molto velocemente».

«Tocca al centrosinistra, ad un centrosinistra rinnovato nelle proposte e nelle persone, dare una risposta a questa domanda di cambiamento e di speranza nel futuro»E tocca al PD farsene interprete», conclude il capogruppo.

Mimmo Carretta, segretario metropolitano del Partito Democratico è d’accordo con le parole di Lo Russo. Non ha dimenticato la notte in cui il popolo che aveva votato Appendino corse a “conquistare” Palazzo Civico. Ma non ha dimenticato non perché è a caccia di vendette. Anzi. Ma perché bisogna ripartire, secondo Carretta, proprio da quella notte, che aveva l’odore della sconfitta per il centro sinistra.

«”Mimmo non passare, c’è la ressa davanti ai cancelli del Comune”. Era mezzanotte, era la telefonata di un amico pochi minuti dopo la vittoria di Appendino – racconta Carretta – Io ci passai ugualmente, feci il giro largo. Volevo capire e vedere in faccia la Torino che avevamo tradito. Sotto i portici rimbombavano le urla “onestà, onesta”. Un ricordo, appunto,e nemmeno dei più belli. Un ricordo da cancellare per Torino, per i torinesi. Per chi ci aveva creduto davvero, per chi non si è mai rassegnato e non ha smesso di lottare. Certo, sarà difficile ricostruire sulle macerie che stanno lasciando. Sarà difficile restituire alla città la dignità scalfita da una serie spaventosa di orrori. Ma dobbiamo farlo. Io in quella piazza ci voglio tornare, con la mia gente e non di nascosto».

«La sera della sconfitta andai in piazza perché volevo vedere in faccia chi ci aveva voltato le spalle. Gente che in buona fede aveva creduto ad un progetto alternativo al nostro. un progetto miseramente naufragato. ma adesso a noi deve importare poco di questo fallimento . Dobbiamo lavorare per recuperare la fiducia di tutti», conclude Caretta.

 

foto di ©Rawsht Twana