È purtroppo ormai lontano il tempo in cui le primarie, intese come strumento di partecipazione alla scelta dei candidati del Partito Democratico e della coalizione di centrosinistra, rappresentavano una grande mobilitazione intorno alla quale elettori, iscritti e simpatizzanti si ritrovavano per esprimere la loro preferenza.

Via via, vuoi per colpa delle dinamiche interne al PD, vuoi perché i tempi sono cambiati per tutto il panorama partitico e politico del Paese, sono diventate da un lato un regolamento di conti al quale chiediamo al nostro popolo di partecipare, dall’altro anziché uno strumento che, come nel passato, “tira la volata” verso le elezioni, un mezzo per amplificare la deflagrazione o la rottura creata dai gruppi dirigenti.

È evidente che se le primarie si propongono agli elettori come strumento per “partecipare in modo propositivo ad una decisione” hanno un effetto, appunto, positivo.

Se, come sta accadendo da un bel po’ di tempo a tutti i livelli, queste rappresentano una sorta di appello ad una “sentenza popolare” definitiva per dirimere situazioni problematiche interne, ed anzi, hanno altresì l’effetto, per chi le perde, di non accettarne il risultato, queste vanno ripensate urgentemente.

Addirittura, forse va ripensato lo strumento in sé come utile o meno al PD.

Quello che nel mio piccolo ho visto negli ultimi anni, è quindi un tramonto delle Primarie e noi in primis ne abbiamo stravolto lo scopo. “Non siamo d’accordo”? “Ci vediamo alle Primarie”. “Non ti fai da parte?” “Bene, allora Primarie”.

Colpa nostra, dunque, se queste anziché uno strumento democratico siano diventate, purtroppo, una “minaccia”.

Ne abbiamo fatto un modo, quindi, per abdicare ciò che la politica non è in grado di decidere. Un errore fatale e non so più se, ormai, recuperabile.

È un vero peccato, oggi più che mai, non essere in grado di recuperarne la ratio e lo spirito. Oggi che i partiti di governo sono sovranisti non solo nella loro azione pubblica, ma anche nel modo di intendere la partecipazione interna ai loro movimenti svuotandoli di quel principio democratico che stabilisce un nesso di rappresentanza diretta fra i cittadini loro elettori e i capi politici.

Non è ben chiaro ai più, infatti, che viviamo un momento di estremo pericolo democratico. Dobbiamo fare un’opposizione dura, ma democratica. Chiara, ma nel contempo veloce e con poche voci discordanti.

Se non siamo in grado di rivitalizzare le primarie mettendo da parte tutto ciò che ne è stato causa di declino, dunque, sarebbe bene “congelare” alcune dinamiche previste da uno Statuto non certo al passo coi tempi e che detta procedure macchinose e burocratiche che conoscono solo gli addetti ai lavori, rispetto al particolare periodo storico dove la velocità e la chiarezza delle decisioni o delle proposte la fanno da padrone.