Patti chiari amicizia lunga. Non è proprio andata cosi per l’assessora Federica Patti da mesi sulla graticola, a cottura lenta, ma costante. Ora con l’odore di bruciato che sale sempre più intenso verso le stanze di Palazzo Civico, Nostra Signora Appendino avrebbe deciso di liberarsi della sua presenza diventata obiettivamente imbarazzante.

Vuoi per inefficienze palesate nella gestione di asili, mense e trasporti (per i disabili), vuoi per gli appetiti che tanta “competenza” ha suscitato tra gli “arditi” consiglieri grillini i quali, dopo due anni e mezzo di silenzi a prona imitazione della sindaca, si sentono pronti per più pericolosi cimenti verbali.
Del resto, l’esperienza dell’ex capogruppo ora assessore all’Ambiente Alberto Unia, le cui uniche incombenze sono quelle della lettura dei bollettini Arpa per decidere quale eurodiesel massacrare, ha ringalluzzito le ambizioni di tutti. Anche di chi, ancor oggi, non sa distinguere un’interrogazione da una mozione, perfettamente in linea con il sapere che i geni del Movimento sociale Cinque stelle, Gigetto Di Maio in testa, manifestano in ogni branca della scienza politica a Roma.

Ma se i  grillini di casa fremono, la Patti trema. Partita da assessora all’Istruzione si ritrova candidata all’esonero però istruttivo. Con Nostra signora Appendino, in fondo, le poteva andare anche peggio. Ream docet.