Luca Pasquaretta, ex portavoce della sindaca di Torino Chiara Appendino si difende dalle accuse formulate dal pubblico ministero Gianfranco Colace: traffico di influenza illecita, turbativa d’asta ed estorsione.

In verità il già “pitbull” di Palazzo di Città ci tiene a precisare che proprio su questo ultimo capo d’accusa lui non avrebbe mai ricattato la prima cittadina.

Spiega Pasquaretta: «Non ho mai ricattato Chiara Appendino. È tutto un equivoco che chiarirò nelle sedi opportune». «Ho massimo rispetto e fiducia nel lavoro dei magistrati – aggiunge – e vorrei ricordare che siamo tutti innocenti fino a prova contraria». L’ex portavoce è difeso dall’avvocato Stefano Caniglia non avendo potuto avvalersi dell’assistenza legale dello studio Chiusano, suoi consueti difensori negli altri procedimenti, per incompatibilità visto che già Chiara Appendino è seguita dall’avvocato Luigi Chiappero per il processo di piazza San Carlo e l’inchiesta Ream.

Luca Pasquaretta secondo la Procura avrebbe ricattato la sindaca per ottenere un nuovo lavoro dopo che venne costretto a dimettersi perché indagato per peculato per una consulenza da cinque mila euro al Salone del Libro edizione 2017. Avrebbe in sostanza minacciato la sindaca, parte lesa nell’inchiesta, di fare presunte rivelazioni compromettenti se non fossero state soddisfatte la sue richieste.

Il giornalista da quest’autunno lavorava come staffista della viceministro dell’Economia Laura Castelli, che lo ha sospeso dall’incarico dopo l’ultimo avviso di garanzia. «A seguito dell’inchiesta che coinvolge Luca Pasquaretta e le accuse a lui rivolte, ritengo sia necessario interrompere immediatamente il nostro rapporto di collaborazione. La magistratura farà il suo corso, e ribadisco rispetto e fiducia per il lavoro che svolgono i magistrati», ha spiegato la Castelli.

Gli altri due reati contestati riguardano una vicenda avvenuta nella sua terra d’origine, la Basilicata (turbativa d’asta), mentre per il traffico di influenza illecita avrebbe sfruttato il suo potere in Comune promettendo all’ex proprietario del Palastampa, Divier Togni, per un cambio di destinazione d’uso.

L’assessore al Commercio Alberto Sacco è stato il primo ad essere ascoltato per il presunto ricatto dai magistrati Gianfranco Colace e Enrica Gabetta. A Sacco, sentito come persona informata dei fatti, sarebbe stato chiesto delle telefonate di quei giorni in cui Pasquaretta cercava un posto di lavoro e in cui si sarebbe sfogato dal trattamento ricevuto da Appendino.

Tra Alberto Sacco e Luca Pasquaretta i rapporti sono sempre stati ottimi, come ha spesso raccontato l’ex portavoce. Ottimi anche quelli con Appendino e il marito di lei, l’imprenditore Marco Lavatelli, al punto che Pasquaretta si definiva spesso e volentieri “uno di famiglia”.

Tornando ai guai giudiziari per Pasquaretta si tratta del terzo avviso di garanzia: oltre all’ultimo e a quello per peculato, è indagato per apertura abusiva di luoghi di spettacolo e invasione di terreni in un’inchiesta parallela a quella di piazza San Carlo, per il maxi schermo allestito a Parco Dora sempre per la finale Juventus Real Madrid.

Non solo. Ai danni di Luca Pasquaretta anche l’apertura due inchieste da parte dell’Ordine dei Giornalisti.

A questo proposito c’è anche da chiedersi se l’Ordine dei Giornalisti non abbia perduto di recente l’occasione per gettare una luce più intensa sulla sua figura nel rapporto con la professione.

Ci riferiamo agli esposti presentati dai colleghi Michele Ruggiero della Rai di Torino (esposto estremamente circostanziato e dettagliato) e di Francesco Rossa di “Civico 20 News”. Denunce che sollevavano il velo sullo stile di Pasquaretta nell’esercizio delle sue funzioni, entrambe finite con il proscioglimento dell’accusato.

Sul presunto ricatto ricevuto dalla sindaca nessun commento per il momento, ma già la prossima settimana Appendino potrebbe essere ascoltata dai magistrati.