di Bernardo Basilici Menini

Ancora una volta la giunta viene accusata per la distanza che separa la propria linea con quella prospettata in campagna elettorale. Il tema di discussione, questa volta, è parco Michelotti. In particolare, il fatto che la Città abbia deciso di difendersi di fronte al Tar a seguito del ricorso contro la gara di assegnazione che ha portato il progetto di riqualificazione nella mani di Zoom Spa. Un problema di linea politica non secondario per la giunta Appendino: se prima di arrivare alla guida delle istituzioni cittadine il Movimento 5 Stelle si era fortemente schierato contro il piano per Parco Michelotti, oggi deve difendere quello stesso per via giudiziaria.

Alberto Sacco, assessore con delega all’Avvocatura, ha provato a spiegare la decisione per rispondere all’interpellanza presentata dalle opposizioni. Dopo aver ricostruito il percorso che ha portato alla situazione attuale e aver ricordato che i due consiglieri pentestellati nella scorsa consiliatura Appendino e Bertola avevano votato contro il progetto, l’assessore ha sottolineato che «un’amministrazione è obbligata a difendere i propri atti, come indicato anche dal parere della nostra Avvocatura: c’è la presunzione di legittimità degli atti amministrativi. Se non ci costituissimo rischieremmo di essere ritenuti responsabili per danno erariale: abbiamo quindi autorizzato la lite». Un atto dovuto, quindi, a parere di Sacco.

La spiegazione non ha soddisfatto i consiglieri di opposizione. In primis Stefano Lo Russo, capogruppo del Partito Democratico, che insiste sulla discrepanza tra la posizione che il Movimento 5 Stelle vuole sostenere e quella che deve sostenere: «Questa Amministrazione dichiara la propria contrarietà al progetto salvo sentirsi obbligata a costituirsi parte civile per evitare danni maggiori alla Città». Lo Russo insiste sul comportamento della giunta: «Mettetevi nei panni dei dirigenti del Comune che hanno compilato gli atti procedurali o degli avvocati che devono difendere l’Ente, sapendo che vorreste perdere quel ricorso. Il dubbio è che non abbiate capito dove vi trovate e che siate animati da un insano disprezzo istituzionale e da rancore per chi ha lavorato prima di voi».

Anche il capogruppo forzista Osvaldo Napoli non è convinto: «Voi del Movimento 5 stelle avete l’abitudine a comportarvi in modo diverso rispetto a quello che affermate. In campagna elettorale avete venduto la “politica” e vi trovate oggi costretti a fare amministrazione andando in senso opposto a quanto promesso. Considerato che vivete forti contraddizioni vi consiglio di dire la verità e fare “mea culpa” rispetto ai proclami elettorali».

Reazione contraria anche da parte del leghista Ricca, che evoca lo spettro di una dissonanza tra le opinioni della giunta e quelle dei consiglieri: «Mi lascia perplesso che ci sia questa differenza tra la Giunta e la maggioranza, perché immagino che la volontà dei consiglieri sia un’altra e che lo zoo lo si voglia fermare. Ma la Giunta è ormai omologata a quella precedente, e obbliga la propria maggioranza a votare delle cose a lei indigeste».

Un coro di no, insomma, che continua a opporre alla sindaca i suoi proclami fatti ai tempi dell’opposizione e della campagna elettorale.

Per cercare di chiarire la linea sul tema intervengono allora i consiglieri pentestellati. Damiano Carretto ricorda che «né le linee programmatiche né il programma sostenevano che il Movimento 5 Stelle avrebbe bloccato il progetto». Circa la posizione politica sul progetto, Carretto sostiene come la maggioranza sia contraria al progetto: «non difenderemo mai politicamente l’operato della precedente Amministrazione. Per quello che riguarda questo progetto è un abominio concedere un bene comune per un progetto del genere: una scelta che noi non avremmo mai avvallato».

Tra i consiglieri del Movimento 5 Stelle arriva una sola spiegazione del perché la giunta debba difendere per vie legali un progetto che non vuole su nessun piano, ed è quella di Chiara Giacosa: «La scelta politica riguardo al futuro del Parco Michelotti è stata presa da un’Amministrazione diversa da quella attuale, con il voto contrario dei consiglieri del Movimento dell’epoca, Appendino e Bertola. Oggi – sostiene Giacosa – una delibera come questa non verrebbe concepita da questa Amministrazione. Finora siamo stati costretti a operare scelte amministrative per senso di responsabilità e per il bene delle nostra città, su scelte politiche che altri hanno preso prima del nostro arrivo».

La risposta che le opposizioni hanno chiesto alla giunta, insomma, è arrivata. Adesso la palla passa all’Avvocatura del Comune di Torino, che dovrà presentare una linea per difendere un progetto sgradito all’amministrazione che cercherà di difendere.