Il gran giorno in cui si votava la delibera per la candidatura di Torino alle Olimpiadi 2026 passerà alla storia anche come il giorno dei paradossi. Ne abbiamo contati almeno tre che fanno capolino in questa strana storia. Da fare invidia a Zenone di Elea.

Il primo pesa come un macigno. È quello che arriva dai banchi dell’opposizione, dal Partito Democratico.

Già, il partito che più di tutti spingeva per la candidatura ai Giochi invernali alla fine non ha votato la delibera, astenendosi. Non solo. I consiglieri del Pd hanno avuto pure il tempo di litigare tra di loro (cosa non nuova all’interno dei Dem), perché c’era uno di loro, Enzo Lavolta, che prima voleva intervenire per dire a tutta la Sala Rossa che era in dissenso con il suo capogruppo Stefano Lo Russo e poi votare la delibera della maggioranza. Paletti a Cinque Stelle compresi.

Oggi il Pd esce da Palazzo di Città con le ossa rotte. Non lo si può negare. E il capogruppo dei Cinque Stelle, una Valentina Sganga sempre più simile ad una candidata sindaca, lo ha ripetuto che erano loro opposizione quelli che volevano le Olimpiadi. “E ora che fate, vi tirate indietro?”

Per il Pd non sarà facile spiegare ai torinesi come mai se si volevano le Olimpiadi sotto la Mole non si è stati tutti uniti, insieme nel voto.

Vaglielo a dire che votando quella delibera in realtà si voleva votare il suicidio della candidatura di Torino. Un pensiero troppo contorto, che resta tale anche se da giorni tra social e giornali il capogruppo Lo Russo cerca di spiegarlo alla massa .

E pensare che Chiara Appendino, chapeau, che esce vincitrice da questa sfida estenuante che poteva mandarla a casa prima del dovuto,  chiede al Pd di pensarci e di votare la delibera. Bastava forse una pausa di cinque minuti, un ulteriore scambio di idee tra i Dem.  E invece del  muro di gomma.

Qualcosa non ha funzionato oggi nel Pd in Sala Rossa. Neppure i maestri della comunicazione nel partito da Roma potranno dare una gran mano per uscire da questo pasticcio. Tattiche e strategie che non sempre danno i frutti sperati, perché se è vero che fino ad alcuni giorni fa Roma tifava per il tandem Milano-Torino a quanto pare dal viaggio nella Capitale la sindaca è tornata con in valigia delle promesse. Ad esempio ci sarebbe anche quella del vicepremier e ministro dell’Interno Matteo Salvini che adesso è pronto a scommettere sulla Torino olimpica. In sostanza si è venduta la pelle dell’orso senza prima averlo abbattuto (si dice che così e non si arrabbino con noi gli animalisti).

Difficilmente le parole del segretario metropolitano del Pd, Mimmo Carretta, potranno stavolta tirare su il morale della truppa: «Purtroppo per motivi familiari oggi non ho potutto prendere parte alla discussione in Sala Rossa sulla Olimpiadi: un epitaffio per la città di Torino a firma Appendino. Nel momento più delicato la sindaca ha scelto anche di imboccare la strada di processi sommari invocati dalla sua maggioranza con l’intento di “trasformarsi a poco a poco in sentenza”. Una scelta che contribuisce a mortificare ulteriormente le ambizioni di tutti i torinesi. Ma si sa, la sindaca oramai è ostaggio di un manipolo di consiglieri e da tempo non rappresenta più la città. Orgoglioso del mio gruppo».

 

Il secondo paradosso di questa giornata particolare lo offre Viviana Ferrero. La consigliera comunale dei Cinque Stelle, un tempo esponente di spicco dei dissidenti anti Olimpiadi (sono rimaste in ballo solo Marina Pollicino e Daniela Albano)in un lungo post di Facebook (Leggi qui) dopo aver votato la delibera pro Giochi Invernali, contesta il modello Cio e quindi anche il Coni. Confusione totale oppure solito gioco per accontentare la base?

Terzo e ultimo paradosso: è quello che arriva dall’associazione di volontari di Torino 2006. Le giacche grigio-rosse trasformeranno la fiaccolata per appoggiare la candidatura in festeggiamenti per l’ufficialità di questa, data dalla delibera.

E la festa sarà davanti a Palazzo di Città, dove nella stessa Sala Rossa che ha visto vincitrice Chiara Appendino e la sua maggioranza, nelle prossime settimane si voterà per una commissione d’indagine sulle Olimpiadi del 2006.

Più paradosso di così…altro che Zenone, appunto.