Nelle note sulla mia avventurosa esistenza che potrete ritrovare su Wikipedia, non ho tralasciato di ricordare che nel 1579 feci erigere un forte che battezzai Drake Borough in un’area dell’America settentrionale conosciuta con il nome di Nova Albion.

Preso da altre incombenze e impegni anche di natura mondana, come si conviene ad un corsaro, cedetti l’avamposto al colono Cornelius Coot che lo rinominò forte Paperopoli. Vicende lontane che ne misero poi in moto altre e altre ancora fino ai giorni nostri, fino a trasformare quel borgo di coloni in una città industriale e moderna, centro d’interesse nazionale, diventata per tutti Paperopoli.

L’abitano amici che nel tempo mi sono diventati cari come Paperino, la sua fidanzata Paperina, Nonna Papera, lo zio di Paperino, un ricco signore dall’enorme deposito carico di dollari, Paperon de’ Paperoni, rivale di un altro miliardario, il diversamente simpatico Rockerduck, tre spericolate giovani marmotte Qui, Quo e Qua, il cugino di Paperino di nome Gastone, due simpatici amici Cip e Ciop, il genio Archimede Pitagorico, personaggi curiosi come Paperoga e Filo Sganga e non mancano i soliti bricconcelli, sfortunati e simpatici, che si fanno chiamare Banda Bassotti.

Quest’allegra brigata è amministrata come tutte le grandi comunità da un sindaco, anzi una sindaca, un’italo-americana molto popolare col vezzeggiativo di Appendown.

Secondo quanto mi ha raccontato Paperino, che nelle questioni politiche non sempre è attendibile, la sindaca di Paperopoli arriva da Torino, “Italy”, mi ha detto strizzando l’occhio. Un bel salto, ho commentato. Ma Paperoni non si è scomposto:«Anche laggiù faceva la sindaca, ma non riusciva più a vivere. Le chiedevano a getto continuo cose concrete e l’accusavano di privilegiare l’immagine. C’era chi addirittura l’ossessionava con l’idea della candidatura per le Olimpiadi invernali del 2026. Non ha retto. Se ne è andata. E alla realtà ha fatto sapere che preferiva la fantasia..».