La città merita di più” strilla oggi nostra signora Appendown in evidente stato comatoso con tutti quei cerchi in testa per l’esito della candidatura olimpica di Torino. Ora è davvero affranta e sola nel suo letto di dolore psicologico. Com’è noto, per mesi e mesi ha sostituito e compensato l’astinenza da conforto digitale su cellulare, che gli assicurava in ogni angolo del pianeta il suo consigliori Paolo Giordana, con la delicatezza espressiva del suo portabaubau Ringhietto, al secolo Luca Pasquaretta. Ma con l’uscita di scena di quest’ultimo, causa rinvii a giudizio, la solitudine sarebbe diventata insopportabile.

Secondo ultime notizie, le maestranze di Palazzo civico, operai, impiegati, funzionari e dirigenti, vivrebbero (il condizionale è sempre d’obbligo) letteralmente immerse nel panico, da quando ininterrottamente e ossessivamente dalla stanza della sindaca escono, irradiate da un vecchio mangianastri, le note di una splendida canzone di Adriano Celentano: “Sei rimasta sola”. Correva l’anno 1965 e il Molleggiato cantava “Ora sei rimasta sola, piangi e non ricordi nulla, scende una lacrima sul tuo bel viso, lentamente, lentamente”.

Commossi dalla sincera abitudine della sindaca di non ricordare quasi mai nulla per non ammettere nulla, i suoi fedelissimi consiglieri del Movimento sociale cinquestelle in Sala rossa pare avrebbero cercato di tranquillizzarla. Quelli più critici sul dossier Olimpiadi, invece, si sarebbero limitati a rinfoderare le unghie per non infierire su una donna prostrata dalle scelte (legittime) del Coni. Insomma, di riffa e di raffa, la falange grillina ha fatto quadrato a difesa della loro leader maxima, sorvolando sul suo personale filotto di errori passati, come gli rimprovera un giorno sì e un altro ancora il capogruppo del Pd Stefano Lo Russo.

Per rimettere insieme i cocci, qualcuno avrebbe incautamente suggerito di sostituire la canzone con un altro successo di Celentano, il mitico “Azzurro”, 1968. Proposta che i più assennati hanno immediatamente bocciato: non fosse altro per quel passaggio “neanche un prete per chiacchierar”, che potrebbe riaprire la ferita emotiva del distacco da Paolo Giordana. Evitiamole altre emozioni.