«Invito tutti alla responsabilità, evitiamo i no a priori». Con questa frase indirizzata alla politica il presidente della Camera di Commercio di Torino, Vincenzo Ilotte, conclude la presentazione dello studio di pre fattibilità per la candidatura di Torino per le Olimpiadi invernali del 2026.

«Lo studio – ci tiene a precisarlo Ilotte – non è un vincolo o un progetto al cui interno ci sono decisioni, vuole essere un contributo volontario di persone di buona volontà che credono nel valore positivo per la città di questa candidatura».

Lo studio presentato alla stampa oggi parte dal lascito dei Giochi invernali del 2006, un patrimonio infrastrutturale di 1,860 miliardi di euro, di cui 600 milioni di impianti sportivi, 450 milioni in villaggi media e 800 milioni in infrastrutture varie, oltre ad avar avuto un avanzo di gestione di 160 milioni dell’Agenzia Torino 2006.

Ovvio tutto il discorso sulle ricadute turistiche, già note ed evidenti. Dopo Ilotte, è intervenuto il membro del CIO, Ivo Ferriani, presidente mondiale della federazione Bob, che ha sostenuto: «Torino può essere la candidatura ideale rispetto alle nuove linee guida del CIO che prevedono il riutilizzo delle infrastrutture esistenti, il minimo impatto ambientale e il minor costo possibile». Il presidente Ilotte ha detto chiaramente che le olimpiadi di Torino del 2006 sono state le migliori mai organizzate nel mondo e, ancora oggi, risultano essere un modello gestionale e di qualità organizzativa. Quindi, rimanendo sul suo pensiero, perché non capitalizzare quel capitale umano e territoriale vent’anni dopo?

Ma in vent’anni è cambiato tutto, soprattutto in termini istituzionali e quella concordia di allora rischia di rimanere solo un lontano ricordo. Ora il clima è parecchio mutato, a partire dall’Ente titolato a presentare la candidatura: il Comune di Torino.

La sindaca Chiara Appendino esita e latita, anche se risulta essere orientata più sul sì, ma in maggioranza i malumori sono dati in crescita. Intanto, alla presentazione di oggi, nessuno dell’amministrazione comunale si è palesato. L’imbarazzo e le difficoltà ci sono, è evidente. Sono in tanti a ricordare quanto fino a poco tempo fa diceva il Movimento Cinque Stelle sui Giochi 2006: era il male assoluto in termini di devastazione territoriale e di ogni nefandezze sulla gestione a guida piddina del tanto detestato “Sistema Torino”. Allora, per chi lo avesse dimenticato, c’erano persone come Mercedes Bresso al vertice della Regione Piemonte, Sergio Chiamparino Sindaco di Torino e Antonio Saitta a Palazzo Cisterna. L’imbarazzo grillimo diventa ancora più pesante, se le pre-condizioni alla candidatura sono quelle delineate da Ilotte, dove sono compresi gli elogi alla gestione 2006,

La presentazione della candidatura ha tempi stabiliti che non si curano degli umori della maggioranza di Palazzo Civico, entro la fine del mese va presentata la richiesta al CIO che la valuterà, l’11 gennaio 2019 depositato il dossier dettagliato di candidatura, poco tempo dopo, il 12 aprile 2019, andranno date le garanzie – anche in termini di risorse finanziarie – fino ad arrivare alla cerimonia ufficiale di designazione di Milano nel settembre 2019.