«Una candidatura unica, un modello nuovo e una proposta vincente che supera le debolezze delle altre candidature». E’ con queste parole che la sindaca Chiara Appendino ha presentato il dossier di candidatura di Torino alle Olimpiadi invernali del 2026. «Siamo orgogliosi di questo lavoro perchè ci sono elementi di grande Innovazione rispetto al passato e c’e’ una spinta molto forte a lasciare un’eredità materiale e immateriale alla città anche per il post evento».

Il progetto per i Giochi invernali vent’anni dopo quelli del 2006 si basa su alcuni cardini come quelli del risparmio e dell’attenzione all’ambiente. L’impegno, spiega Appendino, è di evitare debiti con una spesa complessiva di 2 miliardi e 137 milioni di euro, come ipotizzato dallo studio di fattibilità che ha preso in considerazione il patrimonio esistente e politiche di ottimizzazione. Come spiega l’architetto Alberto Sasso, firmatario del dossier: «Si prevede un budget di 1 miliardo e 178 milioni per l’organizzazione dell’evento a cinque cerchi. Il costo di impianti e infrastrutture è invece di 959 milioni di euro, di cui 648 milioni pubblici e la parte rimanente, ovvero 311 milioni, reperiti da privati e mercato».

Insomma, la forza della candidatura torinese sta nel fatto che «Non sono molte le città che possono presentare un dossier che non prevede la costruzione di infrastrutture e trasporti – osserva la sindaca Chiara Appendino – Non prevediamo debito né sforamento del budget, ma una grande attenzione all’ambiente». La prima cittadina ha proseguito spiegando come «non costruiremo nulla, dunque non ci saranno cantieri impattanti dal punto di vista ambientale e non prevediamo innevamenti urbani. Anche la logistica e la mobilità saranno innovative e per quanto riguarda le infrastrutture di trasporto non prevediamo alcun intervento statale. L’ospitalità sarà diffusa, anche nei b&b, in modo da non costruire strutture in montagna».

La politica low cost e di riuso degli impianti già esistenti porterebbe anche a un anticipo sui tempi: «Sarà tutto pronto per il 2024 e questo ci permetterà di lavorare meglio anche sulla gestione del post olimpico» ha spiegato Appendino aggiungendo come l’obiettivo è «un evento che vogliamo vada oltre i 15 giorni e che lasci un’eredità materiale e immateriale che rimanga nel tempo».

La soddisfazione della sindaca di Torino per il progetto è condivisa anche dal sindaco di Sestriere Valter Martin della Lega: «Siamo una squadra che può vincere in Champions, non solo partecipare. L’esperienza del 2006 è stata estremamente positiva e senza quella oggi Val Susa e Val Chisone sarebbero fuori mercato. La montagna ha voluto e chiesto questo.Il pre dossier ci soddisfa, – ha proseguito Martin è il frutto di un lavoro condiviso che propone scelte fatte per il bene del territorio e la miglior riuscita dell’evento al di là dei campanilismi e che ci consente di vincere non solo a livello italiano ma anche di giocarsela alla pari, se non meglio con degli atout in più, rispetto ai concorrenti internazionali».

Insomma, i sindaci metropolitani ci credono e a chi ipotizza un tandem con Milano la risposta è decisa: «Un dossier Torino-Milano non esiste perché ciascuno giustamente propone il suo territorio e il suo modello è sono certa che il nostro sia il migliore. Non si deve decidere in base a logiche politiche ma in base ad analisi oggettive della credibilità dei dossier, dei costi-benefici, delle ricadute. Sono certa che così sarà».