Per Sergio Chiamparino, anche se l’assenza di Torino è cruciale, esiste ancora un spiraglio per tenere le valli piemontesi e olimpiche all’interno della candidatura per Giochi Invernali 2026 Milano-Cortina. «Continuo a pensare che qualche spiraglio possa esserci – spiega il presidente della Regione Piemonte durante le comunicazioni in consiglio regionale – Resto convinto che candidatura di Torino fosse la migliore sia per la qualità degli impianti sia per l’esperienza maturata con sindaci che hanno già gestito, garanzia di massima competitività sportiva e ambientale».

Le colpa della sconfitta della candidatura torinese sono evidenti anche a Chiamparino: «Certamente l’atteggiamento della maggioranza del Comune di Torino ha fortemente indebolito la candidatura, definendo “da buttare” l’esperienza del 2006. La maggioranza ha leso alla candidatura e minato la credibilità».

Poi c’è il cambio di rotta del governo M5s-Lega: «Trovo incomprensibile la svolta di Giorgetti, nessuno aveva nesso in discussione candidatura a tre. Milano non ha chiesto di essere titolare unica, non c’era ragione per far saltare il tavolo. Il fatto che dopo poco sia venuta altra proposta mi fa pensare ad un lavoro di preparazione per arrivare a scelta su asse lombardo veneta».

E ancora: «Mi chiedo se sono cambiate le condizione, ma se non sono cambiate non mi risulta sia possibile una candidatura senza lettera di garanzia del governo. La vedo difficile una candidatura italiana da sostenere».

«Se c’era bisogno di un elemento che confermasse che il governo sta mettendo il Piemonte in un angolo questa è la cartina di tornasole. Io farò il possibile per impedirlo».

In Chiamparino ha poi ricostruito tutto il percorso di questa vicenda partendo dal 19 giugno, «quando Appendino con vicesindaco della città metropolitana invita il direttore generale della Regione per illustrare il dossier elaborato dall’architetto Sasso, su mandato dei sindaci delle Valli olimpiche»

«Chiedere a me delle olimpiadi fu come chiedere all’oste se il vino era buono», racconta Chiamparino.

«Un mese dopo, a luglio, faccio lettera di sostegno alla candidatura da inviare al Coni. Il 30 luglio siamo convocati al Coni e in quella sede, passaggio cruciale, perché lì, oltre a sostenere le ragioni contenute nel dossier (olimpiadi 2006, risparmio risorse rispetto a budget preventivati..) il Coni per bocca di Malagò disse che Torino da sola non sarebbe andata avanti. Abbiamo quindi dato la disponibilità ad una candidatura a tre senza che nessuna fosse capofila. Condizione garantita dal Coni»

«All’inizio di settembre andiamo ad una riunione a palazzo Chigi per incontro bilaterale e poi con le tre aree interessate alla candidatura. In quella sede chiediamo due cose: che ci sia bilanciamento di carichi di gare sui tre dossier e disponibilità a tre a patto che nessuno avesse titolarità esclusiva. A metà settembre Giorgetti scrive una lettera ad Appendino in cui ribadisce candidatura a tre, propone un comitato nazionale che mettesse insieme professionalità sulle tre aree e parla di un marchio che riunisce le tre città».

«La sindaca ribadisce che consiglio comunale vuole candidatura solo la candidatura di Torino e Giorgetti fa saltare tavolo a tre e inaspettatamente viene fuori candidatura lombardo-veneta. La forza della candidatura a tre era che Torino aveva gli impianti – aggiunge e conclude Chiamparino – Non ci sono risposte governo o dal Coni». Tranne con la candidatura Milano-Cortina.