Pier Paolo Maza, uomo di sport e delle istituzioni, già dirigente dell’Uisp e presidente della Circoscrizione V, è stato vicepresidente del Toroc,  il Comitato per l’organizzazione dei XX giochi olimpici invernali di Torino 2006 e successivamente presidente della Fondazione XX Marzo. Sa bene come si presenta una candidatura e come si organizza un evento del genere.

Leggendo con attenzione la bozza del piano di fattibilità e le 155 pagine che vanno a costituire il pre-dossier che nella sua forma definitiva sarà consegnato il prossimo martedì 3 luglio al Coni, sono diverse le osservazioni e le riflessioni che Maza, dall’alto della sua esperienza maturata negli uffici di corso Novara, sede dell’allora Comitato organizzatore, e nei lunghi confronti con Cio, Coni, governo, sindaci delle valli olimpiche, svolge anche tenendo conto del documento che hanno redatto i consiglieri di maggioranza e che è stato condiviso con il vice premier Luigi Di Maio nella riunione di sabato scorso.

Innanzitutto Maza da un giudizio positivo dello studio di fattibilità “ben fatto”, e fa notare che molte delle considerazioni contenute in questo documento erano già presenti nel dossier del 2006.
Molto attenta l’analisi sulle ricadute dei giochi e molta e positiva l’attenzione al dopo 2026, cosa non così ben definita ai tempi di Torino 2006. Puntuale la richiesta di un contratto post olimpico che impegni governo nazionale e locale e Coni, a suo dire la vera causa del mancato pieno utilizzo delle strutture montane: «Qui hanno molto contribuito i Sindaci dei comuni della via Lattea e Bardonecchia che hanno vissuto con me i problemi del dopo 2006” afferma chi, come fondazione XX Marzo, si è proprio dovuto occupare del dopo Olimpiadi».

Nello studio sono anche indicate le necessità finanziarie per la gestione olimpica del comitato organizzatore, anche se un po’ sottostimate, sapendo che il Cio chiede che le funzioni operative per i Giochi siano quasi sempre raddoppiate per assicurare comunque la operatività. Poco chiaro è il tema delle garanzie finanziarie che il Cio chiede al paese ospitante (governo). «Non mi risulta chiaro poi con quali strumenti si faranno le opere che richiederanno l’uso di fondi pubblici. Nel 2006 utilizzammo l’agenzia Torino 2006, tutta pubblica, per il 2026? Se si vuole mantenere un controllo pubblico, vedi Anac, lo strumento deve essere pubblico. Il Toroc era, come previsto dal regolamento Cio, un soggetto privato e tale dovrà restare anche per il 2026, quindi servono due strumenti».

Quindi restano molti interrogativi per Pier Paolo Maza. Soprattutto se si tiene conto delle proposte dei 5 stelle che non sono contenute nello studio, ma di cui si è discusso molto in questi giorni.
Maza, come ben sa, fa notare che «occorre precisare che il Cio nell’ Host city contract impegna le città candidate e i comitati organizzatori a utilizzare contratti che fanno riferimento ai main sponsor (Coca cola, Samsung, General electric ad esempio) che hanno loro specifici vincoli che non consentono di fare ciò che si vuole, ad esempio sul tema energetico General electric  fornisce impianti di back up per la produzione dell’energia per i circuiti televisivi che sono tutt’altro che ecologici. Ora il Cio ha approvato nuove linee guida di compatibilità ambientale, ma non è detto che siano in linea con le richieste pentastellate».
Come pure sulla mobilità occorre verificare che lo sponsor per la flotta olimpica possa essere cercato dal comitato organizzatore se no non si potrà mettere vincoli così forti come l’esclusivo uso di mezzi elettrici.

Insomma nel contratto che la città e il Paese ospiti dovranno sottoscrivere con il Cio i paletti, le condizioni, saranno dettati dal Comitato olimpico internazionale, e dai suoi vincoli con gli sponsor, e non dalle esigenze e dalle aspettative locali.
Infine, ricorda Maza, il Toroc fece nel 2006 una green card che impegnava al un corretto uso dei rifiuti, della mobiltà e delle emissioni che fu per molto tempo presa ad esempio per i giochi che seguirono, quindi, le proposte fatta dall’attuale maggioranza non aggiungono niente di nuovo rispetto a quanto fatto nell’edizione 2006.