Saranno le Olimpiadi che cambieranno la città di Torino, senza lasciarsi alle spalle una montagna di debiti. La sindaca Chiara Appendino è certa di questo, perché in gioco non c’è solo il fatto di ospitare la fiaccola olimpica per il 2026, ma il futuro del capoluogo piemontese. E lo ribadisce con forza mentre illustra al consiglio comunale il predossier olimpico, alla vigilia dell’incontro romano al Coni in cui la candidatura sarà ufficialmente depositata.

Appendino ha lottato per questa candidatura che verrà presentata martedì 3 luglio al Coni ma non appare stremata quando parla in Sala Rossa. Piuttosto è agguerrita, sapendo di contare nuovamente sulle sua maggioranza, dopo l’incontro di sabato con il vicepremier Luigi Di Maio che sembra aver riportato tranquillità dopo una settimana in cui il proseguo del governo pentastellato a Torino era davvero in discussione.

Due, come detto, gli obiettivi principali delle Olimpiadi immaginate dai Cinque Stelle: «Non prevediamo di costruire nulla ex novo e non vogliamo fare debito» spiega Appendino che parla di un evento «green e sostenibile» dove il 2006 sarà soprattutto un esempio di tutto quello che non ha funzionato, degli errori da ripetere.

Tra le idee del predossier anche quella di trasformare l’area dell’ex Thyssenkrupp nel nuovo villaggio olimpico: «Vogliamo intervenire in una zona in grandissima difficoltà, per ricucire una ferita della città e dell’Italia con la bonifica dell’intera area e la costruzione di un polo di ricerca sulla sicurezza del lavoro» continua Appendino. Che annuncia che nella zona «è previsto un progetto diun eco quartiere, autosufficiente, resiliente, costruito da edifici attivi che superano le linee di coordinamento europeo facendone un esempio internazionale di ecosostenibilità urbana per residenza, ricerca e artigianato, come stabilito dall’agenda 2020».

«Quello che cerchiamo di fare è un evento che va oltre i 15 giorni dei Giochi. Non lavoreremo per le Olimpiadi ma per Torino 2030. Tenendo insieme i principi dell’Agenda 2020, il piano Torino 2030 e le linee di sviluppo della nostra città. Le Olimpiadi possono essere un’occasione per permettere alla città di proseguire la sua vocazione utilizzando ciò che in passato non ha funzionato per migliorarlo».

La sindaca ha poi spiegato come uno dei punti di forza di questa candidatura sia la doppia legacy: «Da un lato la legacy materiale, il fatto di avere strutture e infrastrutture già a disposizione. Dall’altra quella immateriale. Questo territorio ha già fatto un evento di questo tipo e ha un’eredità, in parte positiva e in parte no. E poter fare le cose una seconda volta permette di avere più tempo per correggere quello che non ha funzionato. Questo è il tema che ci dà il valore aggiunto rispetto alle altre candidature e ci permette di costruire un nuovo modello».

«La Città ha fatto una scelta perché la condivide. Ora dobbiamo lavorare sodo perché il progetto sia credibile e spendibile. E stato fatto un buon lavoro e da oggi maggioranza e opposizione possono lavorare insieme su un progetto che è nell’interesse di TorinoNon c’è bisogno di fare un sondaggio per sapere che i cittadini torinesi vogliono le Olimpiadi, la volontà di intraprendere il percorso c’è  il problema è come e non c’è nulla di sbagliato o di male nel porre dei dubbi. Il lavoro fatto in questa settimana non è stata una pantomima ma è stata la volontà di una maggioranza di mettersi in gioco e superare legittimi dubbi», ha concluso Appendino.