«Se continuate così vi mando tutti a casa». Se l’avesse detto un qualsiasi altro sindaco alla sua maggioranza, la minaccia avrebbe potuto essere intesa diversamente. Ma Chiara Appendino non è un sindaco qualsiasi e la maggioranza che la sostiene non è una maggioranza qualunque.

Chiara Appendino è figlia di un noto industriale, già braccio destro del Presidente di Confindustria, e moglie di un altro imprenditore che fattura (dati del 2016) tra i  3.000.000 e 6.000.000 euro, salita al potere al grido di meritocrazia, trasparenza e guerra al “sistema Torino”.

La sua maggioranza invece è composta da persone che qualcuno ha definito “senza arte né parte” – basti leggere i loro striminziti curricula per convincersene – che si sono ritrovate catapultate in Sala Rossa sull’onda del successo travolgente della candidata sindaca al ballottaggio.

Oggi possiamo dire, senza timore di smentita, che i torinesi che l’hanno eletta – inclusi i consiglieri comunali del M5S – sono stati raggirati. Con un abile stratagemma, al governo di Torino è tornato lo stesso sistema di potere di sempre, ma sotto mentite spoglie: quelle della “grillina atipica” laureata alla Bocconi. Altro che “grillina atipica”!

Due anni dopo, è tutto molto più chiaro: Chiara Appendino è a tutti gli effetti parte integrante e integrata di quel “Sistema Torino” che a parole voleva smantellare. Sperare che rivoltasse Torino come un calzino dando spazio a volti nuovi, meriti e competenze etc, anche solo in maniera simbolica, era ed è una vana speranza. Gli unici volti nuovi sono, non a caso, quelli dei consiglieri che ci devono pensare due volte prima di far cadere la giunta, nel timore di non “arrivare a fine mese”.

Non sorprende quindi che la sindaca sia ferocemente a favore delle Olimpiadi, e che non tema di minacciare le dimissioni pur di costringere i suoi consiglieri riottosi ad ingoiare (l’ennesimo) rospo. Effettivamente, non riuscire ad assicurare a Torino la candidatura olimpica vanificherebbe il motivo stesso per cui Appendino è stata immediatamente  ed entusiasticamente acclamata anche dai “salotti” che invece avrebbero dovuto temere la sua elezione.

Confindustria vede le Olimpiadi come un’opportunità, quindi anche la sindaca le vede e le vedrà come tale. E probabilmente è vero: di certo sarà l’occasione per recuperare impianti abbandonati da decenni (e che probabilmente verranno nuovamente dismessi finito l’evento), per costruire un altro Villaggio Olimpico che accolga un migliaio di clandestini come già accaduto in quello vecchio (ma questa volta il dono sarà fatto alla periferia). Forse sarà anche l’occasione per rispolverare qualche mummia che rischiava di rimanere dimenticata nei depositi dell’Egizio.

L’unica consigliera grillina (ormai ex) che ha dimostrato di avere il coraggio di ribellarsi alla farsa in cui si millanta che la città sia governata da volti nuovi quando in realtà dietro le quinte comandano sempre i soliti, anche alle spalle degli ignari consiglieri con cui la sindaca praticamente non si interfaccia o quasi, è stata Deborah Montalbano. L’attivista (ex) grillina delle periferie che ha preso armi e bagagli e si è dignitosamente iscritta nel gruppo misto. Una dignità che i suoi ex-colleghi di partito dovrebbero invidiarle.

Ora però è arrivata (sembra) la resa dei conti. Se i consiglieri anti-Olimpiadi hanno davvero intenzione di rivoluzionare Torino, hanno due scelte: opporsi con ogni mezzo alla candidatura olimpica, togliendo linfa vitale a quel “sistema” che hanno sempre criticato costringendo quindi la sindaca a svelare il suo vero volto, oppure dimettersi in massa provocando la caduta della giunta.

Facciano la cosa giusta: si dimettano loro prima che si dimetta lei.