Il dibattito cittadino sulla vicenda della candidatura olimpica sta assumendo in questi giorni una piega che non aiuta a perorarne la causa. La sindaca è oggettivamente in difficoltà per via di alcuni consiglieri dissidenti che, nell’approvazione del dossier di candidatura, le faranno mancare la maggioranza a cui in questi 2 anni si era ben abituata.

Il tema è appunto questo: se un’occasione ritenuta importante per la città e per il suo territorio possa essere appoggiata trasversalmente, facendo ricorso anche ad altre forze politiche, nell’ottica di perseguire il bene comune. Questa la scommessa di Chiara Appendino che – a capo di una maggioranza aggregata sul fronte della protesta e della contrarietà – fatica poi a trovare una logica di concertazione e di scelta quando deve assumere responsabilità di governo e, quindi, di proposizione.

Da ingegnere ho lavorato per Torino 2006, come responsabile di progetti importanti. Ho un’idea di alcuni errori che sono stati compiuti e conosco come il territorio abbia saputo rispondere bene tanto nella progettazione che nell’organizzazione dell’evento, facendo maturare un ottimo livello tecnico e di competenza. Proprio da questo bisogna ripartire, considerando i nuovi giochi olimpici come l’occasione per mettere a punto un Piano strategico per Torino e per le sue valli, interpretando una nuova concezione di imprenditorialità e di turismo basato su criteri di innovazione e di sostenibilità. Un’occasione inoltre per attuare una politica di difesa del territorio, di contrasto ai cambiamenti climatici, di rigenerazione del patrimonio edilizio.

Considerando la dotazione di impianti e di logistica già disponibili si possono risparmiare cifre significative, consentendo di finanziare interventi altrimenti difficili da realizzare, quali il recupero di importanti aree dismesse da utilizzare temporaneamente per ospitare atleti, media e comitati, restituendole poi con funzione di housing sociale e di studentati. Il tutto costruendo operazioni che coinvolgano investimenti privati, come già accadde nel 2006.

Torino ha bisogno di una nuova olimpiade, dunque? Io credo sarebbe un’ottima opportunità, per non perdere l’entusiasmo e per riproporre quello spirito di fierezza e di appartenenza che tutti ricordiamo aver provato nel 2006. E poi per il suo futuro, pensiamo a come Milano abbia tratto energia da eventi recenti come EXPO.
Nel 2006 si trattò di una scelta politicamente trasversale, appoggiata dal governo regionale di centrodestra e da quelli provinciale e cittadino di centrosinistra. Oggi siamo in grado di riproporre una concordia politica su un tema che riguarda lo sviluppo di Torino? Spero prevalga da parte di tutti il senso di responsabilità, dimostrando che la buona politica non ha paura di governare processi complessi, e che Torino non perda passione ed entusiasmo. Passion lives here… again?