Con un governo praticamente fatto si entra nel vivo anche per quanto riguarda l’ospitare in Italia le Olimpiadi invernali 2026.

E per Torino, una delle candidate dal CONI insieme a Milano, il discorso, apparentemente sospeso, nei prossimi giorni verrà per forza di cose ripreso.

Mentre Chiara Appendino e Giovanni Malagò non s’incontrano perché la sindaca è impegnata a San Pietroburgo e mentre i sindaci delle Valli sono più che arrabbiati per i ritardi -a loro dire- dovuti ai “continui tentennamenti della Giunta pentastellata”, il CIO va avanti.

Infatti gli ispettori del Comitato olimpico saranno in Piemonte e nel capoluogo nel mese di luglio, per visionare sul territorio se ci sono concrete possibilità perché Torino 2026 non sia solo un sogno (o incubo per i detrattori dei cinque cerchi).

In realtà l’arrivo degli ispettori, confermato dallo stesso CIO, non dovrebbe stupire più di tanto: si tratta di un normale passaggio prestabilito della procedura per quanto riguarda le città candidate. In sostanza: dopo la lettera d’interesse (che Torino ha inviato a marzo) e le indicazioni del Comitato olimpico nazionale, il dialogo con il CIO procede con lo step dell’ispezione.

Gli esperti dovranno visitare, entro l’autunno, soggiornandoci per due giorni, ogni città candidata, per avere così una conoscenza specifica su quello che riguarda i luoghi che dovranno ospitare l’evento. Tutto verrà classificato: dalle infrastrutture ai trasporti, dalla ricettività alla sicurezza e sostenibilità.

Gli ispettori saranno quattro e lo stesso team visiterà Torino e Milano in Italia e le altre candidate all’estero. Logicamente a spese del CIO.

Dunque nessun ritardo per il momento. A parte lo statuto lasciato in stand by (situazione che però a giorni dovrebbe sbloccarsi, visto che la carta per la costituzione dell’Associazione “Torino 2026” è già pronta), le procedure per la candidatura, come detto, vanno avanti, secondo la prassi del Comitato Internazionale Olimpico, che manderà, sempre in estate, anche a Roma i suoi emissari, per conoscere la disponibilità del governo centrale.