Chiara Appendino e il M5S invece che piangere sul latte versato si facciano un bell’esame di coscienza

Leggiamo delle reazioni indignate e scandalizzate di Appendino e del M5S comunale al dossier di candidatura presentato dal Coni per le Olimpiadi del 2026 che penalizza pesantemente Torino a vantaggio di Milano e Cortina.

Definiscono il ruolo che è stato assegnato a Torino come quello di Cenerentola.

Hanno ragione.

Solo che probabilmente pensano che siano tutti stupidi e quindi vale la pena ricostruire brevemente un po’ la storiella della Caporetto che è stata la candidatura di Torino gestita dai grillini nostrani.

Per amore di cronaca e di verità.

Andiamo con ordine. Prima i consiglieri del M5S litigano tra loro per mesi se candidare Torino o no, poi siccome la Sindaca, nel frattempo che loro litigavano, si faceva i fatti suoi sul dossier olimpico evitando accuratamente di coinvolgerli, i consiglieri, risentiti, la provano a richiamare all’ordine.

Offesa per l’affronto, in una riunione di maggioranza notturna, inizia a strillare isterica, piagnucolare e battere i piedi per terra, supportata dai più stretti collaboratori e da alcuni famigliari che intervengono a sua difesa. Siamo sull’orlo di una crisi di nervi, che a Torino significa in questa fase storica una pericolosa crisi per la tenuta della maggioranza. Allora, che fare? si interrogano i più pragmatici. Soluzione: fanno venire a Torino addirittura il vicepresidente del Consiglio dei Ministri Luigi Di Maio, noto espertone di sport invernali e olimpiadi, per trovare la quadra tra di loro. Quadra che ovviamente non trovano.

Cavoli, e quindi? Che si fa adesso? Più in alto di Gigino non c’è nessuno e se la quadra non la trova lui sono problemi seri. Ecco quindi il secondo colpo di genio: scrivono una delibera-suicidio fatta apposta per farsi mandare a quel paese dal Coni. Appendino e i pochi grillini realmente favorevoli pensano senza dirlo: “cosi ci freghiamo i dissidenti interni e intanto votiamo una delibera di sostegno alle Olimpiadi e poi si vede”. I grillini dissidenti che le Olimpiadi non le vogliono e non le hanno mai volute pensano senza dirlo: “li freghiamo noi, ficchiamo nella delibera talmente tante zeppe che così a Roma al Coni ci mandano a stendere ma qui non potranno dire che ci siamo messi contro e che non abbiamo sostenuto la candidatura”. Geni della strategia. Su entrambi i fronti.

E così nasce una delibera-suicidio piena di paletti, distinguo e in palese violazione a quanto era richiesto alla Città. Nel testo spiegano nero su bianco al Coni stesso, che per inciso è quello che deve decidere “dove mettere cosa” e preparare la candidatura italiana al Cio, che è proprio il Coni che non può decidere nulla perché non è capace, che deve decidere il Governo grillino, e che “o solo Torino o non se ne fa nulla” rispedendo al mittente la richiesta di disponibilità a lavorare con Milano e Cortina.

Se la votano, smargiassi, in Consiglio Comunale tra sorrisi e pacche sulle spalle il 19 luglio.

Poi, qualche giorno dopo la Sindaca va a Roma a pochissime ore dalla decisione di quale città candidare. Ribadisce al Coni, con la sua consueta umiltà, la posizione fin li tenuta e prende una comprensibile e assolutamente prevedibile sportellata in piena faccia proprio da parte di chi, il Coni, fino a quel momento era stato preso per settimane a cazzotti dai grillini sabaudi. Appendino capisce quindi di aver sbagliato tutto. Prova una improbabile virata a 180° rispetto alla linea fin lì seguita e contenuta nella ormai mitica delibera scrivendo una lettera dove, con la consueta genialità, ribadisce i cazzotti tirati fino a quel momento, ma apre alla collaborazione con Milano e Cortina.

Ma ormai la frittata è fatta.

E così dopo poche ore esce il dossier del Coni. A Torino arriva davvero poco, alle sue valli ancora meno, ma per come era stata gestita ed era messa fino a poche ore prima poteva non arrivare proprio nulla.

Parte la sarabanda delle reazioni grilline. Davvero comiche. Adesso fanno gli indignati e gli offesi. Dicono che Torino è stata trattata come Cenerentola. Vero. Verissimo. Resta solo un dubbio. Ma qualche domanda ogni tanto ve la ponete?

Non capiamo se ci fate o ci siete. Rileggete come avete gestito la candidatura, cosa avete dichiarato per settimane, incluse le richieste di dimissioni di Malagò e la proposta della Commissione di inchiesta comunale sulle Olimpiadi di Torino 2006, e infine il testo di cosa avete votato e chiedetevi se, secondo voi, con tutte le fregnacce che avete detto e scritto potevamo ottenere di più dal Coni.

Fatevi la domanda e, riflettendo, datevi la risposta.

Se le cose sono andate così male per Torino e le sue valli la colpa non è del destino cinico e baro, degli immigrati che ci tolgono il lavoro, dei raccomandati in Rai, del PD.

La colpa è vostra e la ragione è che forse, fatevi almeno venire il dubbio, non siete capaci. Punto.

Solo che per l’ennesima volta a farne le spese è Torino e quindi tutti noi.