Olimpiadi 2026: giornata decisiva. Ricordiamoci che “Mentre ‘l can as grata la levr a scapa” [Mentre il cane si gratta la lepre scappa] e che “Pitost che niente a l’è mej pitost” [Piuttosto che niente è meglio piuttosto].

Oggi 30 luglio a Roma i tre sindaci di Torino, Milano e Cortina e i tre Presidenti di Regione sono stati convocati al Coni per la dirimere la questione della sede italiana da candidare i Giochi Olimpici invernali del 2026.

Dopo mesi di tira e molla, di pianti, strepiti e psicodrammi, di “vorrei ma non vorrei” della sindaca Appendino e del M5S si è arrivati alla scelta.
Da cosa si apprende, il Coni sarebbe orientato a proporre ai tre sindaci di mettersi insieme e costruire un dossier unitario al fine di massimizzare le probabilità di successo dell’Italia in sede Cio.

Due su tre, Milano e Cortina, hanno già fatto sapere di essere disponibili. La nostra Appendino, dopo aver fatto votare in Consiglio Comunale una delibera che in maniera scellerata escludeva esplicitamente qualunque ipotesi di accordo, continua a lanciare segnali bellicosi, con un “neosovranismo in salsa sabauda” che più che segnare l’autorevolezza della nostra candidatura dimostra un certo isolamento e ci indebolisce.

Oggi saremo ad un bivio, ed è importante che la Appendino non sbagli la strada.

Riteniamo la candidatura di Torino e delle sue valli la migliore, quella certamente più completa e fattibile e in tutte le sedi l’abbiamo sostenuta e la sosterremo con convinzione e orgoglio anche se finora la gestione politica del dossier da parte della sindaca è stata carente e lacunosa. Ma se il Coni e il Governo dovessero insistere e chiedere di mettere insieme le tre Città non si commetta l’errore di tirarsi indietro e si dia la disponibilità a lavorarci.

Le questioni di principio e le bandierine localistiche vanno usate fino al punto da non far saltare il banco. Se la sindaca di Torino tenesse il punto del “o solo noi o niente” per non scontentare la sua maggioranza in Consiglio Comunale e non accettasse mediazioni sulle sinergie e per questa ragione Torino venisse esclusa, a quel punto in modo del tutto comprensibile e legittimo dal Coni, sarebbe un delitto.

Bene farebbero a quel punto le nostre valli olimpiche a sganciarsi da Torino e non essere trascinate a fondo da una politica scellerata della nostra sindaca.

Sarebbe stato meglio averle a Torino ma, per riprendere due vecchi proverbi piemontesi, “mentre ‘l can as grata la levr a scapa” e ricordiamoci che “pitost che niente a l’è mej pitost“. Mentre i grillini sono impegnati in mille elucubrazioni cerchino di non far scappare la lepre della candidatura olimpica di Torino e comunque tra “qualcosa” e “niente” è meglio “qualcosa”.
Lo tenga presente anche la sindaca Appendino.