Eccolo il manifesto che il Movimento Cinque Stelle di Torino ha preparato sulla candidatura del capoluogo piemontese per le Olimpiadi Invernali 2026.

Come avevano promesso la “carta” avrebbe evidenziato i valori dei pentestellati.

Scrivono i grillini nostrani nel manifesto olimpico:

“Le Olimpiadi sono un grande evento che impatta sul territorio in modo massiccio. Nell’accettare o meno una candidatura una amministrazione deve necessariamente tenere conto delle esperienze passate evitando gli errori che hanno portato la maggior parte delle città ospiti, compresa la nostra, ad avere in eredità pesanti costi da sostenere sia in termini economici che in termini ambientali. Non possiamo dimenticare che parte del debito che la città si trova a pagare ancora oggi, a distanza di 12 anni dall’evento, dipenda dall’impegno profuso nel 2006.

È chiaro che gran parte dei cittadini e delle amministrazioni metropolitane di Torino, vedano con gli occhi del rilancio e della speranza una candidatura ai giochi olimpici invernali 2026, ed è altrettanto chiaro che non possano volere che questa speranza equivalga ad una ipoteca su bilanci pubblici già pesantemente provati negli ultimi anni, perché chiedere questo sforzo ai cittadini non avrebbe senso.

È quindi necessario che, nel percorso che si avvia per proporre la candidatura di Torino ai giochi olimpici del 2026, sul controllo della spesa pubblica, e quindi dell’utilizzo dei soldi dei cittadini a livello locale o nazionale, si pongano dei vincoli rigidi e stringenti e sotto il costante controllo delle istituzioni democratiche e trasparenti ai cittadini che impediscano sforamenti di budget, che vigilino sul rigore degli appalti, che impediscano qualsiasi deroga ai principi espressi nel presente manifesto.

Si parla spesso di evento come “volano” dell’economia o come “leva” per gli investimenti futuri, l’altra faccia della medaglia è però il debito che, nella quasi totalità dei casi, eventi di questo genere lasciano dietro di loro, senza aver purtroppo realizzato quelle ricadute auspicate nella fase preparatoria, fisiologicamente ottimista.

Se si vuole considerare come “investimento” una spesa che lascia un pesante debito e che non ottiene i risultati sperati in termini di occupazione e rilancio, che non fa da “volano” o da “leva”, allora lo si può fare considerandolo un investimento sbagliato.

È impossibile in questo momento storico non tenere conto di ciò, ed evitare in qualunque modo di ricadere in un ennesimo investimento sbagliato.

Per farlo bisogna essere sicuri che il contesto in cui si lavora garantisca condizioni limpide e cristalline, che le procedure decisionali siano costantemente sotto il controllo dei cittadini e siano improntate alla trasparenza e alla buona gestione.

Ma bisogna anche cambiare radicalmente il concetto di evento pubblico da “evento per il consumo di massa”, in cui si spera che per qualche misterioso meccanismo vi siano anche delle ricadute positive a lungo termine, a evento come parte di una strategia a lungo termine in cui si cambia la struttura della città a totale beneficio dei cittadini, in cui si piantano semi concreti per creare occupazione, per migliorare i trasporti, per attrarre investimenti, per recuperare edifici, per recuperare suolo, per abbattere le emissioni, per attrarre innovazione. Nel 2018 a Torino non basta più cambiare la propria immagine di fronte al mondo per salvare il futuro della città, lo si è già fatto 12 anni fa.

Nel 2018 Torino deve costruire concretezza dietro questa facciata, facciata che è stata ed è utile per reggere l’abbandono della maggiore industria automobilistica del paese, ma che si è dimostrata insufficiente sul lungo periodo.

I punti del manifesto politico presentato dal Gruppo Consiliare Movimento 5 Stelle Torino che si considerano imprescindibili sono i seguenti

1. Studio dell’esperienza Torino 2006 e analisi costi/benefici prima del dossier;

2. Evento come parte di una strategia a lungo termine per avere ricadute cittadine positive su: occupazione, trasporti, recupero edifici e suolo, emissioni zero e attrazione investimenti per innovazione 4.0;

3. Torino CashLess 2026: transazioni basate su blockchain, tracciabili per contrastare eventuali fenomeni legati alla corruzione o a possibili infiltrazioni mafiose;

4. Definizione di un tetto massimo di spesa pubblica, garanzie di copertura da sforamenti e di controllo della spesa, nessun debito per gli enti locali;

5. Protocollo di intesa con ANAC per la verifica degli appalti;

6. Zero consumo di suolo e sensibilizzazione sui cambiamenti climatici;

7. PLASTIC FREE (solo plastiche compostabili) nelle venues, villaggi olimpici e altre strutture e zone collegate agli eventi con fornitura di acqua solo da rete pubblica mediante fontane o distributori appositi;

8. Cambio del paradigma sulla mobilità, basata prioritariamente su mobilità elettrica sostenibile;

9. Garanzia dell’utilizzo costante degli impianti sportivi e diffusione pratica sportiva prima e dopo l’evento, con attenzione per le fasce deboli e svantaggiate, soggetti con disabilità e la terza età;

10. Piano di recupero per edilizia residenziale pubblica di una rilevante quota dei villaggi olimpici nella Città di Torino; energeticamente autosufficienti.

11. Pagamento puntuale e certo dei fornitori; 12. Regolamentazione delle mansioni e riconoscimento delle e dei volontari, escludendo forme di impiego vicine al lavoro a costo zero”.