Aprire e sfogliare un quotidiano, una rivista o un catalogo pubblicitario oggi ci permette di avere uno spaccato rappresentativo della società e ci consente di riflettere su come troppo spesso il luogo comune diventi verità appresa, assodata e condivisa, ma soprattutto come questa poi diventi a sua volta volano per il lancio di nuovi usi e costumi ben lontani dalle sane usanze e ritualità tramandate di nonni in figli e quindi una volta questi diventati genitori, a loro volta ai loro figli.

Ebbene proprio sfogliando uno di questi quotidiani, riusciamo a trovare talvolta sulla stessa facciata o in due pagine vicine, notizie che trasmettono significati totalmente opposti. Questa settimana per esempio, mi è capitato di leggere su pagine adiacenti due notizie che incredibilmente incarnano mondi diametralmente opposti, pur avendo come elementi comuni due cose: dei bambini e un pallone. “Rissa tra genitori, partita sospesa”, “Auto-arbitraggio, esperimento riuscito”.

Incredibilmente questi titoli campeggiavano uno affianco all’altro e quasi come se potessimo scorgere un sogghigno beffardo, ci raccontano la distanza siderale tra il mondo com’è e il mondo come vorremmo che fosse.

Proviamo ad immaginare con un piccolo sforzo di fantasia che  il campetto sia sempre lo stesso, quello sotto casa, con una tribuna, campo di gioco dei genitori, e un prato verde, campo di gioco dei loro figli. E che ad un certo punto, contemporaneamente, mentre quei genitori invasati riversano le loro frustrazioni di una vita che probabilmente li priva di soddisfazioni personali, affettive e lavorative, aggredendo verbalmente e poi fisicamente i genitori e tifosi della squadra avversaria, dall’altra parte della rete i loro figli autogestiscono la propria attività applicando le semplici regole di gioco, richiamando con onestà le irregolarità, scusandosi e stringendosi la mano per riprendere il gioco come se nulla fosse.

Allora ci chiediamo: dove si è inceppato quel meccanismo di trasmissione di valori, ritualità, lo scambio di un dono come il gagliardetto per il calcio, usanze come la stretta di mano al termine dell’incontro? Dove abbiamo smarrito la coscienza comune che ci permetteva di condividere momenti di agonismo utili per trasmettere anche educazione e disciplina?

Quel titolo che trasuda rabbia e isteria collettiva ha il suono del fallimento di una generazione buona a tentare la fortuna partecipando a provini per reality show, ma che fa fatica a vivere i sacrifici della vita quotidiana, buona a pensare che le regole siano giuste solo se è il mondo intorno a doverle rispettare, ma che da queste essi godano di una sorta di immunità riscattata da un sistema che questo riporta come cronaca.

Poi una luce in questo buio quasi totale. Quella luce che scorgiamo è la fiammella della speranza. Quei due titoli che affiancati ci permettono di ridimensionare se non annullare la stupidità di certi “presunti” adulti in favore dell’esaltazione di coloro che invertendo le parti ci trasmettono proprio quelle usanze e quei valori che temevamo perduti inesorabilmente dalle mani e dalle teste vuote della generazione precedente.

E allora non ci resta che continuare a leggere i nostri giornali, le nostre riviste e quotidiani, sperando che siano sempre più le cronache di una generazione che vuole impossessarsi del proprio futuro promuovendo i “Fridays for future”, giocando la propria partita della vita arbitrandosela e gestendo le ingiustizie, le emozioni, le delusioni, le gioie, le vittorie e soprattutto le sconfitte.