Per chi crede e si identifica nei valori della nostra carta costituzionale e della Repubblica antifascista oggi è un bel giorno del quale bisogna gioire.

Ieri nell’aula di Palazzo Madama abbiamo assistito alla vergognosa pantomima ed alla penosa scena di un caudillo nostrano che credeva di avere in pugno il destino degli Italiani ma che è stato miseramente e politicamente sconfitto dalle regole democratiche che, giustamente, governano la vita del nostro paese. Sembrava di assistere nel suo complesso ad una versione all’amatriciana del fallito colpo di stato di Tejero, colui il quale, armi in pugno, nel 1981 prese ostaggi i parlamentari spagnoli del Congresso dei Deputati ma che nel breve volgere di un giorno venne sconfitto dalla risposta unitaria e decisa dello stato spagnolo che aveva ancora fresca memoria di cosa fosse stata la dittatura franchista.

Colui il quale, forte di un consenso gonfiato da una macchina propagandistica poderosa, purtroppo pagata dagli Italiani (e forse non solo, stando a quanto sinora emerso dallo scandalo RussiaGate e dalla misteriosa scomparsa dei 49 milioni di Euro), e dall’occupazione dei media tradizionali pensava con tracotanza di poter prendere il potere con un Putsch di triste memoria, ha dimostrato di essere un pessimo stratega e non il politico italiano più abile come sinora era stato spacciato da troppi opinionisti prezzolati. Ha fatto il passo più lungo della gamba, o se volete l’ha fatta fuori dal vaso, ed è caduto nel vuoto. Le ridicole e penose mimiche facciali e gestuali quando seduto nei banchi del Governo ed il patetico discorso di risposta dai banchi della Lega, circondato dai suoi meschini e ridenti accoliti come il capo dei bulli della scuola, hanno rivelato drammaticamente la pochezza del personaggio e l’inesistente spessore politico di chi sino a Ferragosto sembrava poter ambire con facilità ai massimi vertici dello Stato (ma il pericolo non è passato e dovremo vigilare attenti nei prossimi giorni).

Abbiamo anche assistito, un po’ increduli, ad un inaspettato Presidente del Consiglio che in extremis ha dimostrato di essere (o di ambire ad essere) uno statista che, liberato dal giogo del ricatto del truce padano, ha avuto il coraggio di rinfacciargli tutte le nefandezze commesse dal momento dell’insediamento al Viminale sino a ieri ed ad un tempo di rispolverare un progetto di governo ricondotto nell’alveo della democrazia e delle alleanze europee ed atlantiche. Ma non possiamo dimenticare che è la stessa persona che ha apposto senza obiezioni la firma ai peggiori provvedimenti del suo governo, sia quelli a marchio Lega sia quelli a 5 Stelle, cosa che automaticamente impone di sospendere qualsiasi giudizio in attesa degli sviluppi.

Ma abbiamo anche finalmente e felicemente assistito alla liberazione di quei poveracci che, provenendo dalla disperazione e dalle torture dei campi libici, sino ad ieri erano sequestrati a bordo di una nave a poche centinaia di metri dalla terraferma italiana (la coincidenza degli eventi sembra quasi ricordare l’arresto di Provenzano il giorno dopo della vittoria elettorale di Prodi nel 2006).

Dobbiamo ora però domandarci se tutto questo sarebbe stato possibile senza che Matteo Renzi, mettendo da parte l’orgoglio personale ed inimicandosi anche buona parte dei suoi sostenitori, con una mossa inaspettata e ad un tempo sia clamorosa sia coraggiosa, ribaltasse le carte sul tavolo smascherando il bluff di Salvini e riportando il Partito Democratico al centro della scena politica. Forse si, ma resta forte il dubbio che senza questo intervento il Ministro degli Interni e leader della Lega non avrebbe manifestato tale insicurezza (che nel corso della serata di ieri lo ha portato persino a ritirare la mozione di sfiducia nella disperata speranza di una marcia indietro di Conte, oramai sull’uscio del Quirinale) ed incapacità politica ed allo stesso tempo un fortemente indebolito Movimento 5 Stelle, che stando ad alcuni sondaggi riservati rischiava di andare sotto al 10%, non avrebbe avuto il coraggio per tramite di Conte di reagire così fortemente alla prepotenza ed arroganza di Salvini. Sarebbe stato inoltre molto serio il rischio di andare ad elezioni con Salvini ancora a capo del Viminale e quindi in grado di utilizzare spregiudicatamente la propria propaganda nonché le Forze dell’Ordine in una campagna elettorale sicuramente falsata.

Inutile nascondersi che la strada per scongiurare tali pericoli per la nostra democrazia, nonché per evitare agli Italiani un drammatico aumento dell’IVA in un difficilissimo momento congiunturale dell’economia mondiale ed europea (pur di permettere a Salvini una manovra in deficit disastrosa e forse anche la più volte prospettata uscita dall’Euro), sia ancora molto lunga ed inutile sperare che la crisi possa avere soluzione in tempi brevi. Impresa decisamente ardua spetta al segretario Zingaretti, al quale vanno tutti i nostri auguri, cioè quella di costringere il Movimento 5 Stelle ad un avvicinamento al Partito Democratico ed al suo progetto democratico per l’Italia. Più che per il PD, che adesso però gioca in una posizione di forza ben differente di quella della primavera 2018, sarebbe per il M5S un clamoroso voltafaccia. Ma alla totale mancanza di valori dei grillini e della loro leadership e quindi alla capacità di rinnegare da un giorno all’altro se stessi siamo oramai abituati, per cui aspettiamo fiduciosi nella capacità politica di Zingaretti.

Che si possa arrivare ad un governo politico di legislatura od ad un governo di scopo, onestamente oggi fa poca differenza. Ci basta avere assistito allo sgonfiarsi di una bolla autoritaria ed antidemocratica che poteva portare a conseguenze disastrose per la nostra Repubblica.

Oggi è un bel giorno.

Scritto da “Comitato Diritto”