Gigino Di Maio, il  noto “bello il guaglione mio“, secondo il vangelo del Comico, è ritornato sulla tolda di comando a sparare iperboli distruttive per il Bel Paese, naturalmente.
In effetti Er Meio, come hanno preso a chiamarlo anche negli ambienti parlamentari, nella sua allegra geometrica potenza di esagerazioni è davvero insuperabile. Come un tonno.
Del resto, se non le sparasse quotidianamente pesanti, i suoi succhi gastrici registrerebbero in tempo reale un rigurgito del complesso d’inferiorità che gli attanaglia lo stomaco davanti a SuperSalvin.

E che lo porta implacabilmente ad un accenno di esitazione nel parlare, soltanto un accenno, sia chiaro, che a Napoli descrivono con il dialettale verbo “cacagliare”.
Ma in questo Gigino Cinquebellezze è autentico e non si nasconde per amore della verità.

Soprattutto ora che ha promesso un fondo pubblico-privato per scongiurare la fuga di cervelli dall’Italia. Detto da lui, che alla voce materia grigia porta in dote un curriculum che non teme rivali neppure con quello chiacchieratissimo del presidente del Consiglio Conte, c’è da crederci.
Anche se “c’è qualcosa che non va…” come canterebbe il mitico Vasco” a cominciare dalle opportunità di lavoro. Ma nel libro dei sogni del “bello guaglione” la realtà forse non è contemplata. Come canta sempre Vasco “Ci fosse stato un motivo per stare qui, ti giuro sai sarei rimasto sì…”