Il capogruppo in consiglio Regionale del Piemonte di LeU Marco Grimaldi ha chiesto al presidente della Regione Sergio Chiamparino di dare comunicazioni in merito al «congelamento del piano di investimenti di Fca e al futuro dell’auto in Piemonte».

«Il 21 febbraio centinaia di persone si sono ritrovate davanti alla porta 2 dello stabilimento di Mirafiori – spiega Grimaldi – Il presidio, organizzato da Fiom Cgil, aveva lo scopo di denunciare lo stallo in cui versa Fca, con un piano di produzione ancora poco credibile, e richiedere maggiori investimenti per diminuire il gap con le più grandi case automobilistiche. La sola 500 elettrica, infatti, non basterà a tornare alla piena occupazione».

Secondo Grimaldi il Consiglio Regionale «ha assistito impotente alle giravolte del governo nazionale e alla decisione di Fca di non partecipare al Consiglio aperto di Regione e comune con i vertici dell’azienda, richiesto da Grimaldi e dalla Capogruppo di Torino in Comune, Eleonora Artesio, nei mesi scorsi».

«Siamo di fronte a un governo che non ha una direzione né un ‘navigator’, ma in compenso ha due piloti, ed è riuscito a dare a Fca un ottimo pretesto per rimandare gli investimenti e un confronto pubblico con il territorio sulla mobilità del futuro e la tutela dei lavoratori – evidenzia Grimaldi – Ecco un tema enorme, una grande priorità su cui dovremmo lavorare senza risparmiarci, fino all’ultimo giorno di legislatura. Con un tessuto industriale immerso nella recessione italiana, senza il rilancio del distretto automotive, il Piemonte più che l’isolamento rischia la marginalità assoluta nel contesto europeo».

Intanto a Palazzo di Città è stata respinta la richiesta della consigliera comunale di “Torino in Comune”, Eleonora Artesio, per un consiglio comunale aperto su FCA

«La motivazione? Se FCA ha declinato l’invito della Regione, men che meno si presenterà in Comune (giudizio del gruppo Cinque Stelle) oppure, come dichiarato dal gruppo PD, è più urgente sollecitare il Governo affinché revochi le norme della finanziaria, cosiddette bonus malus sulle emissioni di CO2».

Continua Artesio: «Evidentemente né alla maggioranza né alle altre minoranze interessano, ammessa la prevedibile assenza di FCA, le analisi e gli impegni dei produttori della filiera dell’auto; tanto meno le conseguenze sociali rispetto al lungo periodo di cassa integrazione e alle incertezze occupazionali».

«Curioso che le istituzioni (anche nella imminenza del voto regionale) si concentrino sulla diatriba tra sviluppo e decrescita, proiettato al 2030 con le grandi opere, e non intendano confrontarsi sul presente e sul futuro prossimo della produzione dell’auto a Torino e in Piemonte», conclude Artesio.