Cara Marisa
In queste ore in cui Ilaria Cucchi celebra la sua rivincita dopo anni di umiliazioni per aver chiesto giustizia e verità sulla morte di suo fratello Stefano, ucciso due volte prima dai pestaggi e poi dai depistaggi di esponenti dell’Arma dei carabinieri, la tua assurda e dolorosa vicenda provoca doppia indignazione e doppio sconcerto.
Sintetizzando, è di oltre un anno fa la condanna del ministero della Difesa – dopo quasi tre decenni di tue ammirevoli battaglie – per aver negato e contrastato il “diritto alla verità” sul sequestro di Davide Cervia, tuo marito e padre dei tuoi figli.
Pareva un passo decisivo. Fui io il primo a scriverne sul “Corriere della Sera” (nel silenzio generale) e la notizia sembrava destinata a regalare finalmente verità e trasparenza dove per tanto tempo avevano prevalso il buio e l’ipocrisia della ragione di Stato.
Poi, mesi dopo, lo scorso autunno, fu un’iniziativa della ministra Elisabetta Trenta ad alimentare nuove speranze, a illudere che davvero il vento fosse cambiato: la responsabile della Difesa decise di chiedere pubblicamente scusa a nome dello Stato per le condotte di tanti governi precedenti che, nascondendo e depistando, avevano di fatto avallato lo sporco traffico di uomini e armi che aveva strappato a te Davide.

Ti consegnò anche quell’euro simbolico, la ministra, come risarcimento di tante sofferenze, Marisa. E per la prima volta dal tempo in cui ci conoscemmo, nei primi anni Novanta, dopo la scomparsa di Davide, ti vidi felice. Era come se la tua vittoria fosse quella di tutti i cittadini perbene, di fronte a un sistema che spesso li schiaccia, con inusitata violenza e arroganza.
Ma è durato poco, purtroppo. E hai ragione, Marisa. Convengo con te che la sproporzione tra l’enfasi mediatica data al caso di Stefano Cucchi e a quello di Davide Cervia sia ingiustificata e sconcertante. Milioni di articoli contro pochi trafiletti. Due pesi e due misure. Perché? Cosa impedisce di parlare pubblicamente del rapimento di tuo marito? C’è dietro un grande burattinaio? Tanto più che a essere chiamati in causa sono spezzoni tutt’altro che commendevoli dello stesso Stato e dello stesso sistema, con l’aggravante che del corpo di Davide non ti hanno restituito neanche un osso, un brandello di pelle, una cellula.
Ti siamo vicini, Marisa. A te e ai tuoi figli e ai tanti che chiedono verità su Davide.
Nella tua lettera dettata da immensa amarezza, rimarcando l’incredibile assenza dei mezzi d’informazione sulla vicenda Cervia, ti dici “incredula”, rassegnata, dopo aver sperato tanto di far partire un movimento d’opinione che rimettesse a posto le cose, che sancisse il diritto di una moglie a non vedersi strappato il suo uomo per venderlo a una potenza straniera, e dei ragazzi di abbracciare il loro papà al ritorno dal lavoro la sera.
Ora, però, sei crollata. Nel tuo sfogo nel gruppo Facebook creato per Davide hai scritto…
“… ciò che più mi/ci ha deluso e demotivato è stata la totale mancata informazione sugli ultimi importanti sviluppi della storia di Davide. Abbiamo ben compreso che se di un fatto non si deve parlare, non se ne parla e basta, altro che libertà di informazione… Quindi, carissimi amici del gruppo, è con grandissimo rammarico e sofferenza che vi dico: “Hanno vinto loro! Davide Cervia non è mai esistito e la sua storia è stata tutta una nostra incredibile invenzione che rimarrà chiusa per sempre nei nostri cuori!”…. “
No, Marisa!
Non ti arrendere. Il traguardo è a pochi passi. Tanta gente e’ con te. E tra i tanti anche Ilaria Cucchi, che confido leggerà questo appello e sono certo ti contatterà per starti vicina, a sostegno della tua e della sua battaglia, della battaglia di tutti noi per un Paese migliore.
Ciao
Un abbraccio
Fabrizio

Giornalismo Investigativo by Fabrizio Peronaci