Dopo le trombe Sì Tav e la manifestazione dei 20 mila dello scorso mese, il Pier Capponi della Valsusa, Alberto Perino, fa suonare le sue campane e guida in piazza Castello a Torino almeno venticinquemila persone.

Tra queste tanti giovani a differenza della iniziativa di segno opposto che l’aveva preceduta. La battaglia delle piazze si conclude così, in modo pacifico e civile. E questo è già un risultato straordinario. Ma far di conto, ora che i No Tav hanno riempito la loro arena e si sono tolti un peso, non serve a nulla.

Proprio perché sono anni che i No Tav affollano le piazze e se non ci fossero i Cinque Stelle al governo, su cui il peso degli oppositori alla Torino-Lione è comunque marginale – 30mila voti? -, adesso avremmo già i bandi pubblicati per l’avvio del supertunnel.

Questo per dire che la capacità di influenzare la politica delle piazze, anche quelle Si Tav certo, in questo momento è praticamente nulla. Non siamo in Francia, anche se qualche gilet giallo che vendeva “Il Fatto quotidiano” si è visto per strada.

E allora più che le venticinquemila presenze, quadruplicate dallo sguardo prospettico del leader Perino sul palco, contano di più le tre-quattro assenze degli esponenti grillini nazionali. Non si è visto nessuno. Neppure la viceministra Laura Castelli.

L’avevano annunciato – c’era la legge di bilancio alla Camera – e sono stati di parola. Ma la legge di bilancio c’era anche per la Lega. Eppure Salvini questa mattina era in piazza del Popolo, per una manifestazione che per il Carroccio serve a segnare i suoi nuovi confini. Insomma, se davvero ne fosse valsa la pena, un momento, un aereo si sarebbe pure trovato per fare ogni cosa, presenza in aula e a Torino. E invece no. Come se la cosa riguardasse soltanto la popolazione locale, e quindi fosse di pertinenza dei consiglieri regionali e dei vicesindaci.

A proposito: Appendino non voleva urtare le madamine e il loro ex chaperon Mino Giachino, o, come ha detto lei, la sensibilità pro tav della città, con la sua presenza alla manifestazione, ma questo saltabeccare tra ruolo istituzionale e sensibilità politica continua a lasciare perplessi. Chiusa parentesi.

Questione derubricata a vicenda regionale, si diceva, per questo l’incitamento di Perino dal palco alla tribù Cinque Stelle di Palazzo Chigi a “tirar fuori le palle” è apparso più disperato che incoraggiante.

E se davvero nel Movimento 5 Stelle sta montando l’idea di sacrificare la Tav sull’altare della realpolitik, questa piazza resterà come si è mostrata, un’orfana moltitudine.

 

 

foto di Rawsht Twana© per Nuova Società