“C’eravamo, ci siamo, ci saremo! Ora e sempre No Tav”. Lo slogan di questa giornata campeggia su lo striscione che apre il corteo contro la Torino-Lione, sorretto dai sindaci della Val di Susa contrari all’opera e dal vicesindaco di Torino Guido Montanari.

Cinquanta mila manifestanti (ventimila per la Questura di Torino) anche se Alberto Perino, storico leader dei No Tav, dal palco di piazza Castello parla di cento mila. Al di là dei numeri sono tanti, molti giunti da fuori Torino.

«La manifestazione è andata oltre le aspettative. Siamo in centomila, allegri, colorati e convinti. Chiediamo che tutto questo abbia fine, lo chiediamo con forza al M5S perché l’avevano scritto nel loro programma», dice Perino, che usando toni coloriti invita i Cinque Stelle a tirare fuori le cosiddette perché nessuno tunnel verrà accettato. «Sappiamo che non sono soli al governo, ma gli chiediamo di resistere e portare a casa quello che hanno promesso», sostiene il leader, che aggiunge: «A noi interessa fermare questo spreco assurdo del Tav, questo doppione che non possiamo permetterci. Se l’analisi costi e benefici è fatta in modo serio non potrà che dare un risultato: l’opera economicamente e insostenibile, è ambientalmente devastante».

«Chiediamo che tutto questo abbia fine lo chiediamo con forza al M5s perché lo avevano scritto nel loro programma. Sappiamo che non sono soli al governo ma gli chiediamo di resistere».

«La Tav Torino-Lione non è mediabile, si può solo non fare o ci troverete tutti davanti alle vostre ruspe, basta voler far circolare le merci e far crepare i migranti in montagna e in mare, aggiunge Perino. “Non accettiamo più di essere considerati dei sudditi, siamo dei cittadini pensanti che hanno delle pretese e pretendono di essere ascoltati».

Dal palco anche il sindaco di Susa, Sandro Plano, si rivolge a Conte: «Al primo ministro chiediamo di ascoltare le nostre ragioni. Anche noi vogliamo più investimenti, e vogliamo riempire i nostri capannoni di lavoro vero per questo chiediamo al premier di ascoltarci». Una frecciatina alle madamine e alla manifestazione dei 30 mila il 10 novembre, quando salgono le donne No Tav con in testa un cappellino di colore azzurro, con la scritta “meglio montagnina che madamin”.

Durante il corteo il vicesindaco di Torino è stato contestato da un gruppo di anarchici, gli unici a ricordare come i Cinque Stelle siano alleati di governo della Lega e di Matteo Salvini che ha voluto il tanto discusso decreto sicurezza.

Ma Montanari non se ne preoccupa: «Essere qui significa rappresentare una città e una maggioranza che ha votato un programma. La sindaca Appendino la pensa come me e io qui la rappresento».

«Ci mettiamo faccia e corpo – continua – siamo un governo locale e siamo con i cittadini, rappresentiamo i territori e una maggioranza democraticamente eletta, per questo siamo qui con la fascia».

 

foto di Rawsht Twana© per Nuova Società