Con un post sul suo profilo Facebook il direttore artistico del Salone del Libro Nicola Lagioia annuncia che il libro intervista di Matteo Salvini non verrà presentato alla manifestazione torinese. La “scusa” ufficiale è che esiste una richiesta agli editori di non portare autori politici, visto che siamo in piena campagna elettorale per le regionali in Piemonte e per le Europee. Ben venga Salvini in veste istituzionale, ma rimanga fuori come scrittore. Una decisione che arriva all’indomani della polemica scoppiata a livello nazionale sul fatto che la casa editrice del libro su Salvini sia Altaforte, un nome accostato a CasaPound e ai sovranisti.

«Molti di voi ci stanno chiedendo – scrive Lagioia – se è vero che al Salone del Libro verrà presentato il libro intervista a Matteo Salvini pubblicato da Altaforte. La notizia riportata da alcuni giornali come ho più volte scritto non è corretta: il libro non è nel programma ufficiale del Salone».

«Ci chiedete anche se e in quale veste ci saranno uomini politici al Salone. Abbiamo chiesto,  ne abbiamo già parlato pubblicamente, lo rifacciamo, agli uomini politici che hanno piacere di visitare la nostra fiera di venire in veste istituzionale, come semplici lettori, non tuttavia per presentare propri libri o fare campagna elettorale».

«La politica quest’anno la lasciamo agli scrittori, ai filosofi, ai giornalisti, ai politologi, agli artisti in generale. Temiamo infatti che la retorica propria di ogni campagna elettorale semplifichi per forza di cose discorsi che al Salone vengono affrontati con un grado di complessità che fa la fortuna della manifestazione. La richiesta è stata accolta da tutti gli uomini politici con cui abbiamo avuto un’interlocuzione, diretta o mediata. Ci auguriamo venga rispettata».

«Vorremmo evitare che il progetto culturale del Salone del Libro sia strumentalizzato dalla campagna elettorale o dalla politica in generale. Ci abbiamo lavorato per un anno, e vi invitiamo a visitare le pagine del “Programma” per averne contezza».

Il direttore artistico parla di antifascismo, in chiaro riferimento alla casa editrice che sarebbe vicina all’estrema destra «Negli incontri del Salone del Libro vengono accolte tutte le opinioni. Nessuna libertà può definirsi tale se non è tuttavia priva di argini. Ritengo quindi, io e il comitato editoriale, a maggior ragione nell’anno del centenario di Primo Levi (è sempre, ogni istante, il tempo di Primo Levi) che all’apologia del fascismo, all’odio etnico e razziale non debba essere dato spazio nel programma editoriale. Mai. Neanche a ciò che può essere in odore di tutto ciò. Nel programma infatti non ne troverete traccia. L’antifascismo è un valore in cui io e l’intero comitato editoriale del Salone crediamo fortemente, così come ci crede la città di Torino».

«La stesura del programma prevede com’è naturale una discrezionalità di chi se ne occupa. L’iscrizione per gli stand ha altre regole, anche perché qui il principio di opportunità culturale si intreccia con quello di legalità. Per quanto riguarda la gestione degli stand (è possibile che una casa editrice con simpatie fasciste o peggio ne abbia uno al Salone?), non avendone l’autorità e il potere decisionale né io né il comitato editoriale, invito chi ce l’ha a una discussione e un dibattito aperto sul tema. Da questo punto di vista, il Salone del Libro ha un comitato di indirizzo di cui fanno parte le associazioni di categoria della filiera del libro, vale a dire ADEI (Associazione degli Editori Indipendenti), AIB (Associazione Italiana Biblioteche), AIE (Associazione Italiana Editori), ALI (Associazion Librai Italiani), SIL (Sindacato Italiano Librai), il Circolo dei Lettori, l’Associazione Torino la Città del Libro, così come ovviamente la Città di Torino e la Regione Piemonte. È questa l’occasione di un dibattito sul tema».

Continua Lagioia: «Per ciò che riguarda me e il comitato editoriale, crediamo che la comunità del Salone possa sentirsi offesa e ferita dalla presenza di espositori legati a gruppi o partiti politici dichiaratamente o velatamente fascisti, xenofobi, oppure presenti nel gioco democratico allo scopo di sovvertirlo. È imbarazzante ad esempio ospitare la testimonianza di Tatiana Bucci (deportata ad Auschwitz con sua sorella Andra quando era bambina) in un contesto dove c’è anche chi sostiene le ragioni dei suoi carnefici».

«Senza minimizzare, ma per dare le giuste proporzioni a chi ce lo sta chiedendo: stiamo parlando di circa 10 mq di stand su 60.000 mq di spazio espositivo, e di nessun incontro nel programma ufficiale su circa 1200 previsti. Lo scrivo solo perché ognuno così ha più strumenti per dire la propria. Espresse le mie opinioni su ciò su cui non ho autorità (né io né il comitato editoriale, che queste opinioni e questi sentimenti condivide), invito chi ce l’ha come dicevo a una discussione e una risposta. Al vertice del Salone ci sono le associazioni che rappresentano quasi tutta l’editoria italiana, e dunque è una buona occasione perché si pronunci sul tema».

«Siamo antifascisti anche perché crediamo nella democrazia. Il Salone del Libro prevede ai suoi vertici una pluralità di soggetti, e dunque – ferma la nostra autonomia e indipendenza editoriale sul programma – qualunque decisione verrà presa sia io che il comitato editoriale la faremo nostra. Speriamo che il dibattito si svolga con tutta la complessità e la profondità che merita. Stigmatizziamo invece ogni strumentalizzazione: il Salone è una comunità fondata sui principi di discussione e confronto continui», conclude Lagioia.